Brexit e fondi strutturali: in gioco 40 miliardi per l’Italia

12 aprile 2018, di Livia Liberatore

Il confronto fra i 27 Stati dell’Unione europea sul bilancio pluriennale per il dopo Brexit si annuncia più complesso del previsto. L’Italia si gioca nella partita la possibilità di mantenere o meno oltre 40 miliardi di fondi strutturali. La somma è a rischio a causa del vuoto da 10 – 15 miliardi l’anno che lascerà l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Dal 2021 per trovare le risorse per far fronte alle nuove sfide, in primis migrazioni, difesa e sicurezza, potrebbero scattare tagli che metteranno a rischio anche i 40 miliardi che ora spettano all’Italia.

Se non si vogliono intaccare le politiche di coesione e i fondi europei destinati all’agricoltura sarà indispensabile aumentare i contributi nazionali o trovare nuove risorse comuni se i soldi del bilancio non aumenteranno. Da qui, il pericolo dei tagli per i fondi strutturali italiani. A maggio la Commissione presenterà le sue proposte. Il 12 aprile al Consiglio Affari generali Coesione che si terrà a Bruxelles il ministro italiano Claudio De Vincenti ribadirà la posizione italiana critica verso alcune ipotesi di riforma per il Quadro finanziario pluriennale post 2020.

Secondo l’attuale governo “alla coesione, nonostante la Brexit, vanno garantite risorse consistenti, adeguate a coinvolgere tutte le Regioni europee, perché in tutte vi sono aree a ritardo di sviluppo, seppur in misura naturalmente differenziata”.

L’esecutivo italiano è favorevole a rinnovare il sistema delle condizionalità ex ante da soddisfare per poter utilizzare i fondi. Ma il ministro De Vincenti insisterà anche sul fatto che “è ora di introdurre una condizionalità generale legata al rispetto della solidarietà intraeuropea in materia di gestione dei flussi migratori: il bilancio europeo è espressione della solidarietà tra gli Stati membri, non può essere utilizzato da chi si sottrae agli obblighi di solidarietà”.

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