Brexit: cosa aspettarsi dalle elezioni anticipate

20 aprile 2017, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – L’8 giugno prossimo gli inglesi saranno chiamati alle urne per indicare il premier che li guiderà nell’uscita dall’Unione europea, come ha annunciato a sorpresa pochi giorni fa Theresa May.

Il perché di tale decisione lo spiega la stessa inquilina di Downing Street secondo cui è stata l’opposizione degli altri partiti, laburisti, liberal-democratici e nazionalisti scozzesi, oltre che dei membri non eletti dal popolo della camera dei Lord, a spingerla alle elezioni anticipate visto che più volte hanno promesso di porre limiti e ostacoli alla Brexit.

La May appare così agguerrita e, secondo qaunto rende noto il Daily Mail, citando fonti di partito, punterà nella sua campagna elettorale a porre fine alla libera circolazione di persone dell’Unione europea in Gran Bretagna. Inoltre, sempre secondo la stampa inglese, inserirà nel proprio programma elettorale anche le promesse di lasciare il mercato unico e la Corte europea di giustizia.

Intanto Bruxelles prepara all’uscita del Regno Unito dall’Ue. In un promemoria visionato dal Financial Times, i funzionari della Commissione esortano il personale ad escludere sistematicamente i gruppi britannici dalla stipula di contratti multimiliardari e sollecitano le aziende a intrattenere rapporti commerciali con uno dei 27 paesi membri rimanenti nell’Ue. In particolare nel memo si esorta il personale Ue a spingere le aziende private inglesi a prepararsi alle ripercussioni legali della Brexit e considerando anche la necessità di continuare ad avere un ufficio nell’Ue. Il memo in sostanza mette in luce come la Gran Bretagna subirà una perdita di denaro e di potere con l’uscita dall’Ue. E così si esortano le aziende che devono assumere personale e stipulare contratti da miliardi di euro e a tener conto del fatto che il Regno Unito possa essere un paese “terzo” entro due anni.

Il memo, come scrive il FT, è stato firmato da  Alexander Italianer, il segretario generale della Commissione, Martin Selmayr, capo del personale del presidente e Michel Barnier, negoziatore dell’Unione europea per la Brexit.

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