Botta e risposta Israele-Iran, razzi su Golan e Siria. Petrolio in rally

10 maggio 2018, di Mariangela Tessa

Sale la tensione tra Iran e Israele, all’indomani dello strappo di Donald Trump sull’accordo nucleare con Teheran. Da decenni da quando il confronto diretto tra le due forze mediorientali non era tanto frontale e sanguinolento. La notte scorsa l’esercito israeliano ha colpito circa 50 postazioni iraniane in Siria dopo che le forze Al-Quds di Teheran hanno lanciato 20 razzi verso postazioni israeliane di prima linea sulle Alture del Golan.

Missili in parte intercettati dal sistema di difesa israeliano Iron Dome e che hanno fatto scattare nella zona le sirene di allarme. Non si hanno al momento notizie più precise sulle conseguenze dell’operazione dell’aviazione ebraica in territorio siriano, mentre in Israele i danni sono stati minimi e senza nessuna vittima.

“Gli ordini dell’attacco sono stati impartiti dal generale iraniano Qassem Suleimani“, ha precisato il portavoce militare Jonathan Conricus, aggiungendo che Israele ha informato la Russia dell’attacco aereo in Siria.

Fonti della sicurezza israeliana hanno confermato che si è trattato del più massiccio attacco aereo in Siria “dal 1974”, quando Siria e Israele hanno raggiunto un accordo “di disimpegno” che ha garantito oltre 40 anni di stabilità sul Golan, nonostante i due paesi siano ancora formalmente in guerra.

Pesanti le ripercussioni sul mercato del petrolio che sale ai massimi da tre anni. Le quotazioni del greggio Wti e del Brent hanno segnato un rialzo del 3% salendo rispettivamente fino a 71,17 dollari al barile e a 77,2 dollari, i livelli più alti in entrambi casi da novembre del 2014. Secondo John Kilduff, analista di Again Capital, i prezzi rischiano di arrivare in poco tempo nella forchetta tra 80 e 85 dollari al barile.

 

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