Borse spavalde, sfidano rischi globali e allungano ancora

16 marzo 2018, di Daniele Chicca

I motivi per vendere in Borsa sarebbero tanti: la minaccia dell’arrivo di tre o forse quattro (se l’inflazione dovesse salire ancora) rialzi dei tassi di interesse in Usa; le tensioni geopolitiche crescenti tra Russia e Occidente; le incertezze relative alle trattative sulla Brexit; le paure di una guerra commerciale a tutto campo; il mega rimpasto con girandola di avvicendamenti alla Casa Bianca che sta tarpando le ali alla fazione moderata dell’amministrazione Trump; uno scandalo imbarazzante che ha travolto il governo Abe in Giappone e infine lo spettro di un lungo stallo politico in Italia dopo l’esito incerto del voto del 4 marzo, se non della nascita di un governo inviso all’Europa. Nonostante tutti questi fattori, però, l’azionario continua in una fase di mercato rialzista che si protrae ormai da nove anni e il tutto avviene anche in un contesto di volatilità abbastanza contenuta.

Gli investitori per la verità hanno avuto un assaggio dal sapore molto amaro di quello che può capitare quando la volatilità schizza improvvisamente al rialzo. Il tonfo dei mercati di inizio febbraio ha portato a un picco di nervosismo e alla chiusura di alcuni fondi che speculavano al ribasso contro l’indice VIX. In questo frangente, invece, le Borse restano ben intonate senza troppi patemi, grazie – secondo gli analisti come Paul Dales, chief economist di Capital Economics – ai “fondamentali dell’economia globale relativamente robusti e alle prospettive positive per quest’anno e anche il prossimo”. Non a caso, “l’indice della paura”, come viene chiamato il VIX, è sceso in questi giorni nuovamente ai minimi di tutti i tempi.

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16 marzo 201813:36

I nuovi cantieri edili sono calati più del previsto negli Usa: il risultato di febbraio è stato pari a 1 milione e 240 mila unità, meno del milione e 290 mila previsto. Un elemento positivo lo si può trovare nella sotto componente delle case monofamigliari, che sono cresciute del 2,9% a quota 902 mila. Negli ultimi dieci anni l’incremento dell’attività è stata del 22,99%.

In ambito azionario, i futures sui principali indici della Borsa Usa sono poco variati. L’oro si conferma in lieve progresso, +0,2% (+$2,50) in area $1.320,20 l’oncia. Sull’obbligazionario intanto il rendimento del BTP decennale cala all’1,96%.

16 marzo 201814:24

L’opinione di Deutsche Asset Management sull’azionario è cambiata: da comprare i cali, il consiglio ora si è trasformato in vendere i guadagni. Il rimbalzo degli ultimi giorni nonostante i numerosi fattori di rischio ha convinto Georg Schuh di Deutsche AM a dare u consiglio controcorrente.

Questa view ribassista, tuttavia, non vuole necessariamente dire che “escludiamo che l’azionario possa ancora toccare il picco, ma ci stiamo avvicinando alla fase terminale del ciclo e iniziamo ad aver prove analitiche che puntano alla fine della corsa”.

16 marzo 201814:43

Sembra impossibile, ma malgrado tutti i fattori di rischio geopolitici e economici i mercati hanno tenuto tutto sommato abbastanza bene finora. L’indice MSCI delle Borse mondiali, che viene da tre sedute di cali, oggi è poco variato. In settimana il computo negativo è decisamente contenuto (-0,6%) ma visti i tanti fattori di rischio un calo è dietro l’angolo.

Gli investitori continuano a cercare di interpretare il possibile impatto dell’agenda di stampo protezionista di Trump. Il nuovo consulente economico della Casa Bianca Larry Kudlow ha detto che se fosse per lui venderebbe oro e comprerebbe il dollaro Usa. Questo ha aiutato la divisa statunitense ieri, ma oggi l’andazzo è cambiato. Nel giorno della tripla strega, la Borsa Usa ha aperto in lieve rialzo. Il Nasdaq fa +0,19%, l’indice S&P 500 lo 0,23%, mentre il Dow Jones è fermo sui posti di blocco.

16 marzo 201815:51

L’andamento positivo della fiducia dei consumatori Usa, certificato dai dati sull’indice misurato dall’Università del Michigan pubblicati oggi, sta aiutando le Borse. A Londra il listino FTSE 100 guadagna lo 0,2%, mentre in Usa il Dow Jones ora avanza dello 0,25% a 24.938 punti dopo un avvio titubante. Gli investitori non prendono comunque grandi rischi prima di conoscere l’entità dei nuovi dazi alle importazioni promessi da Trump e in attesa di sapere se ci saranno altri fuochi d’artificio a Washington, dove il presidente continua a cambiare in corsa la squadra di governo.

La fiducia dei consumatori Usa è aumentata più delle aspettative a marzo. L’indice del sentiment dovrebbe attestarsi a 102 punti dai 99,7 di febbraio, superando le attese degli analisti che erano per un livello a 99,3 punti. L’indicatore segnala un peggioramento dell’indice sulle aspettative che si ferma a 88,6 punti dai 90 precedenti. Migliora invece l’indice sulle condizioni correnti che arriva a 122,8 punti dai 114,9 di febbraio, sopra le attese di 114,5.

US and European stock markets today

16 marzo 201816:12

L’andamento positivo della fiducia dei consumatori Usa, certificato dai dati sull’indice misurato dall’Università del Michigan pubblicati oggi, sta aiutando le Borse. A Londra il listino FTSE 100 guadagna lo 0,2%, mentre in Usa il Dow Jones ora avanza dello 0,25% a 24.938 punti dopo un avvio titubante. Gli investitori non prendono comunque grandi rischi prima di conoscere l’entità dei nuovi dazi alle importazioni promessi da Trump e in attesa di sapere se ci saranno altri fuochi d’artificio a Washington, dove il presidente continua a cambiare in corsa la squadra di governo.

La fiducia dei consumatori Usa sta crescendo più delle aspettative a marzo. L’indice del sentiment dovrebbe attestarsi a 102 punti dai 99,7 di febbraio, superando le attese degli analisti che erano per 99,3 punti e attestandosi ai massimi di 14 anni. L’indicatore segnala un peggioramento dell’indice sulle aspettative che si ferma a 88,6 punti dai 90 precedenti. Migliora invece l’indice sulle condizioni correnti che arriva a 122,8 punti dai 114,9 di febbraio, sopra le attese di 114,5.

US and European stock markets today

16 marzo 201816:57

Senza alcun motivo apparente, il contratto americano sul petrolio WTI è salito sopra quota 62 dollari al barile. Secondo Bloomberg i rialzi sono spiegabili con il fatto che gli investitori stiano snobbando la notizia dell’incremento della produzione Usa in sfida all’avvertimento lanciato dall’AIE (l’Agenzia Internazionale dell’Energia) sui livelli di offerta.

“Il mercato è meno preoccupato dall’incremento dell’offerta in Usa perché l’economia globale si sta dimostrando abbastanza robusta, pertanto ci sarà un incremento della domanda di petrolio”, spiega all’agenzia stampa Jens Pedersen, senior analyst presso Danske Bank A/S. “Sembra che il petrolio si sia stabilizzato dopo un inizio d’anno volatile”.

Dal punto di vista tecnico, la media mobile a 50 giorni si trova in area 62,61 dollari.

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