Borse nervose, qualcosa di strano preoccupa i mercati

15 novembre 2017, di Daniele Chicca

I mercati danno segnali di nervosismo: non si tratta soltanto di una pausa fisiologica dopo la corsa degli ultimi mesi, c’è qualcosa di più. Ieri Wall Street ha perso ancora qualcosa, il dollaro si è indebolito, le materie prime come il rame sono cadute vittima di una pioggia di vendite e il mercato dei Bond ad alto rendimento è stato messo ancora sotto pressione: gli investitori preferiscono insomma rifugiarsi in asset più sicuri come i Treasuries Usa sul tratto lungo della curva dei tassi e alleggerire l’esposizione ai titoli più rischiosi. I trader, riferiscono gli analisti, sono preoccupati in particolare dall’andamento del mercato obbligazionario, che sta suonando campanelli dall’allarme sullo stato di salute dell’economia.

A deprimere il sentiment contribuiscono i rischi di rallentamento economico in Cina dopo che gli ultimi dati macro hanno evidenziato un calo delle attività creditizie, che gli analisti temono arrivi proprio nel momento sbagliato. Dopo che gli ultimi dati in Cina hanno deluso le attese, i rendimenti dei bond cinesi a 10 anni hanno toccato i massimi di tre anni del 4%. Secondo SocGen sono state gettate le basi per una frenata generalizzata dell’economia nel 2018. Azionario e materie prime stanno pagando dazio sui mercati (vedi grafico sotto).

Mentre c’è chi lancia un allarme sulla quota di debito giudicato spazzatura nel mondo in via di Sviluppo, va in scena un proprio selloff dei titoli del debito ad alto rendimento (high yield) con la curva dei rendimenti dei Treasuries Usa che continua ad appiattirsi: sono fenomeni che non dovrebbero verificarsi in un contesto in cui i mercati si aspettano una ripresa economica salutare. I rendimenti dei bond a durata più lunga sono sempre più vicini a quelli dei titoli a più breve scadenza: è come se i mercati stessero lanciando un alert su una possibile frenata della crescita economica. E se Alan Greenspan, che in tempi non sospetti aveva lanciato un alert su una bolla nell’obbligazionario Usa, avesse ragione?

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15 novembre 201710:05

Piazza Affari cede circa lo 0,85% al momento con le altre Borse europee che sono pure in calo, soffrendo per il rafforzamento dell’euro. L’indice Dax cede lo 0,8%, Londra lo 0,4% mentre Parigi lascia sul campo meno dello 0,3%. Ferragamo, Saipem, STM e Campari sono i titoli più venduti a Milano, in controtendenza invece Leonardo – dopo i pesanti cali della vigilia – Telecom e Brembo.

15 novembre 201713:19

Prima dell’avvio degli scambi a Wall Street il sentiment è sempre negativo nelle sale operative europee. Sono diversi i listini azionari che viaggiano in ribasso, mentre i future sul Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq cedono mezzo punto percentuale. I contratti sul paniere delle blue chip al momento scendono di 127 punti rispetto alla chiusura di ieri, mentre quelli su indice allargato e paniere tecnologico lasciano sul campo 13,5 punti e 31,25, rispettivamente.

Il calo delle materie prime ha pesato sull’Asia, mentre in Eurozona si fa sentire il rafforzamento della moneta unica dopo i dati sul Pil di Germania e Italia convincenti pubblicati ieri (+0,8% e +0,5% nell’ordine nel terzo trimestre). I prezzi del petrolio sono in calo dopo che l’AIE ha rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda di greggio di 100 mila barili al giorno per il 2017 e per l’anno prossimo.

15 novembre 201714:33

A Piazza Affari si fanno pesanti le perdite subite dai titoli bancari, in particolare si fanno sentire sull’andamento generale i ribassi registrati dalle big tra le società non quotate nel listino delle blue chip.

Nel dettaglio, il Credito Valtellinese perde l’8%, proseguendo la discesa seguita all’annuncio dell’aumento di capitale da 700 milioni. Carige da parte sua cede oltre 9 punti percentuali dopo essere stata sospesa in asta di volatilità per eccesso di ribasso, nel giorno in cui il CdA fisserà il prezzo di sottoscrizione dell’aumento di capitale da 560 milioni di euro. Pesante la discesa inoltre di MPS (-3,7%) che scende fino a un minimo di 3,492 euro. Unicredit lascia sul campo mezzo punto percentuale e Intesa Sanpaolo l’1,29%.

15 novembre 201714:34

A Piazza Affari si fanno pesanti le perdite dei titoli bancari, in particolare si fanno sentire sull’andamento generale i ribassi registrati dalle big tra le non quotate nel listino delle blue chip.

Nel dettaglio, il Credito Valtellinese perde l’8%, proseguendo la discesa seguita all’annuncio dell’aumento di capitale da 700 milioni. Carige da parte sua cede oltre 9 punti percentuali dopo essere stata sospesa in asta di volatilità per eccesso di ribasso, nel giorno in cui il CdA fisserà il prezzo di sottoscrizione dell’aumento di capitale da 560 milioni di euro. Pesante la discesa inoltre di MPS (-3,7%) che scende fino a un minimo di 3,492 euro. Unicredit lascia sul campo mezzo punto percentuale e Intesa Sanpaolo l’1,29%.

15 novembre 201716:07

Il Dow Jones cede più dell’1% in avvio di seduta, con il Ftse MIB che accelera al ribasso e fa segnare un -1,35%. L’indice EuroStoxx 600, i; paniere di riferimento d’Europa, cede quasi un punto percentuale anch’esso. In Europa pesano la forza dell’euro e i cali di petroliferi e minerari. Londra e Parigi cedono lo 0,7% circa mentre il Dax accusa un calo di quasi l’1,2%.

15 novembre 201721:46

La persistente forza dell’euro, il calo dei prezzi del petrolio e un calo dei mercati azionari Usa contribuiscono a un ripiegamento dei listini europei. Su Wall Street, a pesare sono anche i timori del rallentamento dell’economia in Cina e i dubbi sulla capacità dei Repubblicani di implementare la riforma fiscale Usa.

Il listino Ftse 100 inglese ha perso lo 0,56% a 7.372,61 punti, il Dax tedesco è scivolato dello 0,44% a quota 12.976,37, il Cac francese ha ceduto lo 0,27% a 5.301,25 e il Ftse MIB italiano ha lasciato sul campo lo 0,62% in area 22.158,88. L’IBEX spagnolo ha registrato un progresso dello 0,24% a 10.013,90 punti. In Grecia Atene è calata dello 0,19% a 718,80 punti.

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