Borse mondiali valgono il 103% del Pil mondiale

17 luglio 2017, di Daniele Chicca

Sono bastati un paio dati macro su consumi e inflazione sotto le attese e le parole più accomodanti del previsto di Janet Yellen, presidente della Fed, per allontanare le prospettive di un rialzo dei tassi della Federal Reserve e spingere l’azionario mondiale su nuovi massimi.

La settimana scorsa i mercati hanno visto fluire in entrata 1.500 miliardi di dollari in più. La capitalizzazione di mercato globale ha toccato un nuovo apice (76.280 miliardi di dollari), forte di un rialzo del 18,6% da quando Donald Trump è stato eletto.

Si tratta di un incremento notevole se si pensa che è della stesa portata di quello visto quando sono stati avviati il secondo e il terzo programma di Quantitative Easing negli Stati Uniti. Si tratta del miglior andamento sul periodo dal 2016 per le Borse mondiali.

Ora le Borse mondiali valgono quanto il 103% del Pil globale e la grande domanda che si pongono tutti e cui è difficile dare una risposta: è quanto può durare ancora?

Il Ceo di JP Morgan Jamie Dimon ha provato a dare una riposta dicendo che quando incominceranno ad arrivare le vendite, la veemenza sarà un po’ più di quella che la gente pensa. Quello che succederà veramente nessuno lo sa, perché “non è mai capitato prima”.

“Ci comportiamo come se sapessimo esattamente quello che succederà” quando le banche centrali staccheranno la spina dei piani di accodamento monetario straordinari e i tassi torneranno alla normalità. Ma i banchieri centrali, a cui piacerebbe dare certezza agli investitori, non possono trasformare in certo qualcosa che è incerto anche per loro.

La verità, secondo il top manager della big di Wall Street, è che “nessuno sa cosa e come accadrà”.

 

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