Borse, El-Erian: corsa post Trump ingiustificata

20 marzo 2017, di Daniele Chicca

Finora, la reazione esuberante dei mercati alla vittoria di Trump nelle elezioni non è stata rispecchiata nei dati macro. È l’opinione di Mohamed El-Erian, consulente di Allianz. L’ex Ceo di Pimco, il maggiore fondo obbligazionario al mondo dice che la corsa degli indici delle Borse Usa ai record assoluti non è giustificata. Inoltre gli economisti e gli analisti hanno fatto solo revisioni al rialzo modeste delle stime di crescita.

Nel suo celebre libro General Theory of Employment, Interest, and Money, dice El-Erian, l’economista “John Maynard Keynes si riferisce agli “spiriti animali” dei mercati, intendendo quella caratteristica della natura umana secondo cui una grande proporzione delle nostre attività positive dipende da un ottimismo spontaneo, più che ragionamenti matematici razionali”.

Ma è chiaro che il sentiment positivo da solo non è sufficiente a giudicare in maniera completa lo stato di salute di un’economia. Non è sorprendente che gli investitori nelle Borse abbiano risposto alla crescita degli “spiriti animali” tentando di anticipare un miglioramento della performance economica degli Stati Uniti acquistando titoli e aumentando l’esposizione ai fondi comuni legati alle Borse, nella convinzione che fanno sempre in tempo a invertire rotta se qualcosa debba andare storto.

È il caso degli investitori ma non delle aziende, tuttavia. Secondo El-Erian le imprese “non possono cambiare il loro comportamento, la loro strategia e i loro investimenti prima che le promesse dell’amministrazione Trump diventino politiche concrete. Ma più le società aspettano, più sarà debole lo stimolo all’attività economica e ai redditi e più i consumatori faranno fatica a trasformare il loro morale alto nell’acquisto di beni e di servizi”.

È in questo contesto traballante e in questo momento interlocutorio per gli Stati Uniti che l’economia aspetta di avere un’agenda politica economica duratura e dettagliata. C’è sempre un minimo di ritardo quando si tratta di trattative così delicate, ma stavolta l’incertezza è più alta del solito. Trump ha preferito concentrarsi sulla riforma del sistema di assistenza sanitaria, una questione complicata e polarizzante nella politica Usa, e questo rischia di ritardare la grande riforma fiscale che i mercati si attendono.

Anche se i dati economici migliorano, un tale periodo di grazia potrebbe non durare a lungo, teme El-Erian, a meno che le politiche del governo Trump per alimentare la produttività a lungo termine, attraverso, per esempio la riforma dell’istruzione, dei programmi di apprendistato, della ristrutturazione del mercato del lavoro. L’amministrazione a Washington dovrebbe inoltre “trattenersi dal perseguire misure di stampo protezionista in ambito commerciale che rischiano di destabilizzare le catene di scambi internazionali per i gruppi produttori e per i consumatori”.

“Se la fiducia nell’economia Usa non si traduce in dati macro concreti, la delusione per le attese di crescita dell’economia e degli utili societari potrebbero causare un calo del sentiment nei mercati finanziari, alimentando la volatilità nelle Borse e schiacciando i prezzi dei titoli. In un simile scenario, il motore americano si incepperebbe e anche l’economia globale ne subirebbe le conseguenze”.

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