BORSA: INVESTIRE FACENDO SURF CON LA RECESSIONE

11 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – “Azioni, obbligazioni e liquidità, sono, nell’ordine, le classi di investimento da preferire nel 2008 nel caso in cui non si manifesti alcuna recessione negli Stati Uniti. Viceversa, se recessione sarà, i risparmiatori, anche quelli europei, dovranno privilegiare i bond, la liquidità e collocare solo al terzo posto l’investimento in capitale di rischio”. Una graduatoria che non lascia spazio a dubbi quella suggerita da Neill Nuttall, capo del gruppo di asset allocation strategica di JPMorgan am, di fronte ai possibili sviluppi della congiuntura economica globale.

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Tuttavia le incertezze continuano a pesare quando si tratta di decidere quale di questi due opposti scenari sia quello destinato a prevalere. «Il nostro indicatore di recessione è cresciuto fino ad entrare in territorio positivo, anche se di poco. Questo significa che un rischio di arretramento economico negli Stati Uniti esiste, ma che per adesso si tratta ancora di una eventualità possibile, non di una certezza».


Ma la visione di JPMorgan am, nel complesso, tende ad essere più pessimistica rispetto a quella prevalente tra la maggior parte degli economisti e delle grandi case d’investimento. «Tecnicamente, se guardiamo al reddito fisso, possiamo dire che il mercato obbligazionario statunitense sta già scontando una recessione, ma non è possibile trarre conclusioni definitive. Occorreranno almeno tre o sei mesi per avere una visione più precisa di quanto sta accadendo», aggiunge Nuttall.

In questo spazio di tempo, secondo gli esperti di JPMorgan, gli investitori faranno bene a sgombrare il terreno da pericolose illusioni. «Una di queste è la diffusa aspettativa di un decoupling , vale a dire di una divergenza di fondo tra l’andamento dell’economia europea rispetto a quella americana», avverte Nuttall. In base a questa ipotesi, anche se gli Stati Uniti dovessero entrare in recessione, il resto del mondo, a cominciare da Asia ed Europa, «divergerebbe» e potrebbe proseguire nel suo attuale percorso di crescita.

«Nella realtà non è così perché una recessione negli Stati Uniti peserebbe in modo sostanziale sui tassi di crescita di tutte le aree mondiali. E soprattutto inciderebbe sulla dinamica degli utili delle imprese», sottolinea lo strategist.

In ogni caso, secondo gli analisti di JPMorgan am, le valutazioni dei titoli azionari rimangono «ragionevoli», sia in termini assoluti sia guardando alla media storica dei prezzi dei titoli. «Ma sono convinto — avverte Nuttall — che la sovraperformance dell’Europa di questi ultimi anni abbia poche chance di continuare».

Una delle variabili-chiave da tenere d’occhio nei prossimi mesi, per comprendere quale sarà lo stato di salute dell’economia, in questo caso europea, è data dal tasso di cambio dollaro-euro. «Ogni ulteriore deprezzamento della divisa statunitense provocherebbe un contraccolpo sulle esportazione dei paesi di area euro. Ma siamo convinti che lo scenario più probabile sia quello di una riduzione della parità dall’attuale livello di 1,5 verso un più fisiologico 1,4 a metà del 2008», sottolinea Nuttall.
Dall’attuale equilibrio, intanto, traggono un enorme beneficio le società americane maggiormente orientate alle esportazioni. «Al punto che il deficit commerciale degli Stati Uniti è passato dal 7% ad appena il 3% del Pil».

Ecco perché, secondo l’economista, «dal punto di vista delle scelte di stock picking azionario è bene privilegiare le blue chip americane rispetto alle imprese europee, oppure continuare a puntare sulle società asiatiche ad alta crescita». Una indicazione che vale comunque, «indipendentemente dallo scenario di semplice rallentamento oppure di recessione che vedremo prevalere nell’economia statunitense nel corso dei prossimi mesi», conclude Nuttall.

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