BORSA DI NEW YORK: UTILI, GDP, TASSI E GREENSPAN

25 ottobre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Questa settimana, alla Borsa di New York continuera’ la valanga di utili trimestrali delle aziende, che dara’ il tono al mercato. Altri eventi: due rapporti economici chiave, il primo sul costo del lavoro e il secondo sul Gdp (prodotto nazionale lordo), ambedue previsti per giovedi’, che daranno il tono al mercato, pero’ sul fronte dei tassi d’interesse; infine si’, di nuovo il solito Alan Greenspan, che parlera’ pubblicamente, non necessariamente tuttavia di borsa e bolle speculative.

Il rapporto sul costo del lavoro, non solo misura i costi di salari e stipendi per i datori di lavoro, ma calcola anche la crescita delle spese riguardanti i benefici che gravano sulle aziende. Siccome il lavoro rappresenta due-terzi dei costi di produzione, l’indice e’ monitorato attentamente dalla Federal Reserve e dagli operatori di Wall Street per capire se l’inflazione dei prezzi al dettaglio e’ destinata a salire o no. Circa mr. G., Alan Greenspan, parlera’ giovedi’ sera (gli eventuali effetti sul mercato, dunque, si vedranno solo venerdi’) a Boca Raton, in Florida, al meeting semestrale del Business Council.

Circa il dato sul Gdp, ci sono non pochi motivi di allarme. Il tasso annuale di crescita dell’economia Usa, secondo le stime preliminari degli analisti, dovrebbe essere del 4,4%, quasi il triplo rispetto all’ 1,6% del secondo trimestre. L’espansione dello sviluppo va dunque avanti a ritmi piu’ che accelerati, il che rinfocola i timori di una ripresa del’inflazione. Il rapporto conterra’ il dato cruciale sul deflatore, anche se le stime non sembrano in questo caso allarmanti, poiche’ e’ prevista una crescita dell’1,2% rispetto al precedente 1,3%.

Registrando gli umori della borsa, va detto comunque che – a parte le sorprese sul fronte dei dati economici – molti analisti tecnici non condividono l’entusiasmo che circonda il mercato Usa, lo stesso che ha permesso un recupero sostanziale dei prezzi la scorsa settimana. Il problema principale e’ che pochi titoli salgono, influenzando indici poco rappresentativi come il Dow Jones (solo trenta azioni sulle oltre 40.000 quotate sul mercato americano), mentre la gran maggioranza delle aziende arranca e spesso si trova a prezzi inferiori dal 30 al 50% rispetto ai massimi.

”Riteniamo che altri nomi, a parte i large-cap del settore tecnologico e qualche blue chip, debbano partecipare al gioco e prendere parte al rialzo perche’ l’attuale movimento abbia il sufficiente potere per mantenersi e durare”, ha detto l’analista tecnico di una banca d’affari di New York. La tesi, in questo caso, e’ che l’ultimo rally e’ solo un rimbalzo nell’ambito di un trend al ribasso, per cui una rinnovata debolezza dei prezzi si verifichera’ nei prossimi giorni. ”Resta la dicotomia tra le medie degli indici e le azioni medie”, dice un altro analista. ”C’e’ ancora molto effetto-deterioramento nel settore tecnologico, e notiamo anche un cattivo andamento dei fondamentali nel mercato in generale. Dopo il calo record di due settimane fa, e’ difficile definire il recupero della scorsa settimana poco piu’ che temporaneo”.

Infine, i bond continuano a comportarsi come se la borsa quotasse a livelli ben piu’ bassi. ”Non crediamo che la correzione a Wall Street sia finita – dice un analista – non lo sara’ almeno fin quando il bond del Tesoro Usa a 30 anni non tocchera’ il bottom (di prezzo, il che vuol dire il massimo di rendimento). Venerdi’ scorso il bond aveva chiuso a un tasso del 6,35%.

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