BORSA: DENARO
FACILE ADDIO

19 marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Le correzioni e gli scossoni delle borse nelle ultime settimane stanno preoccupando chi era convinto che i mercati potessero solo salire. Negli Stati Uniti c´è chi dice che starebbe per scoppiare la bolla immobiliare che si è progressivamente ingrandita negli ultimi dieci anni. In realtà un segnale non semplice da leggere è arrivato dai cosiddetti mutui sub prime, cioè quelli concessi a debitori che in fondo hanno solo la casa da dare in garanzia.

Una recente ricerca di Merril Lynch stima in 800 miliardi di dollari questo mercato ma indica in quattro trilioni di dollari l´importo che le borse hanno perso nelle ultime settimane.
Sono cifre enormi, ma che fanno pensare alla relativa pochezza del mercato dei mutui sub prime ed infatti se anche tutte le società che li erogano dovessero fallire in fondo la perdita sarebbe ben inferiore alla recente correzione.

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Se questi numeri hanno senso – e l´autorevolezza della fonte porta a pensare che l´abbiano – vuol dire che il rischio per le borse non è certo li. Forse il mercato aveva ed ha bisogno di un alibi per correggere il proprio trend dopo quattro anni di salite e una volta trova le frasi di Greenspan sulla recessione, una volta i mutui, la prossima chissà.

Ma in realtà un mercato come questo, che non si è accorto di un costo del petrolio passato da 20 ad 80 dollari e che ha avuto solo voglia di salire, a parte la correzione che sta cercando in questi giorni, se non succedono veramente fatti stravolgenti, continuerà a crescere.

«Anche perché si è capito bene in tutto il mondo – dicono gli gnomi di Wall Street – che i tassi non saliranno di molto -. Anzi, se ha ragione Greenspan, magari in Usa scendono anche, verso fine anno – per cui investitori e risparmiatori spostano progressivamente liquidità dall´obbligazionario all´azionario, addirittura agli hedge fund e al private equity. E questa è tutta benzina per le borse». Ciò vuol dire che siamo vaccinati da perdite ed ultravaccinati dai tanto temuti crolli? No di certo. Prima del primo storno del mercato, le borse devono correggere di un 10-12 per cento circa per tornare su fondamentali di sicuro trend positivo.

Quando ci sarà questo calo? Non lo sa nessuno.
Però è bene che ci sia, ed anche presto. E con questo rischio dietro l´angolo c´è da stare attenti in quanto le recenti diminuzioni dei listini sono state brusche, decise, con accelerazioni in giornata del tutto impreviste. E ciò perché le posizioni finanziate a debito – i soliti carry traders – sono sempre molte e quando il titolo sottostante scende chi ha dei debiti a fronte è costretto a vendere. Una cosa però è certa e cioè che la corsa ai mutui è finita, che le banche devono ormai darsi una regolata nel prestare soldi a fronte di case, televisori, auto, credito al consumo in genere.

Una recente statistica ha dimostrato che anche in Italia i tassi sul credito al consumo hanno raggiunto livelli sopra al 20 per cento roba da usura, si direbbe. E infatti la legge sull´usura c´è ma non funziona perché i tassi di questa categoria anche sopra al 20 per cento sono incredibilmente ammessi. E forse sarebbe il caso che qualcuno ci mettesse gli occhi. In tutto il mondo le banche possono permettersi anche grosse perdite sui mutui e sui piccoli crediti perché guadagnano talmente tanto da potersi consentire molte insolvenze.

Però è un gioco pericoloso, che credo stia per finire. Non a caso le maggiori perdite di questi giorni a Wall Street sono state di JPMorgan, Citigroup ed altre grandi banche, che devono cominciare a preoccuparsi e che stanno notevolmente aumentando i fondi rischi nei bilanci. In questo modo uno settori più redditizi di questi ultimi anni sta vivendo un po´ di battute d´arresto, certamente salutari. E questo metterà un ulteriore freno ai rialzi di borsa. Insomma, momento non facile, di transizione, un po´ da vivere sulla riva del fiume sperando che l´onda passi presto, si porti via un bel po´ degli eccessi degli ultimi anni e ci faccia stare tranquilli per un certo tempo.

In conclusione, nonostante tutto le Borse hanno voglia di salire e lo faranno (secondo gli operatori più scatenati). Solo che è cambiato lo scenario. Fino a ieri il consumatore americano sapeva di poter trovare tutto il denaro che voleva e a buon mercato. Adesso, comincia a non essere più così. Solo che la congiuntura americana si è retta in tutti questi anni di boom (l´era Greenspan) proprio sulla disponibilità quasi infinita di soldi a basso prezzo. Sarà ancora così nei prossimi mesi? Forse no.

Inoltre, in gennaio sono arrivati brutti segnali dall´industria manifatturiera americana. E anche l´inflazione ha rialzato un po´ la testa. Infine la situazione internazionale non è delle più tranquille con una guerra guerreggiata alle porte (Afganistan). Lo scenario, come si vede, è molto cambiato e quindi è possibile che l´ottimismo senza prudenza alcuna degli operatori più decisi a fare anche questo ultimo giro. Tutto lascia pensare che, come dicono a Wall Street, dopo un´altra botta, ogni cosa possa tornare come prima. E i movimenti del mercato (appena descritti) lasciano appunto pensare questo. Ma potrebbe esserci una sorpresa nel giro di qualche. Meno utili e più difficoltà nell´economia americana.

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