Bond Usa, nuovo capo Tesoro (ex Goldman Sachs) fa già danni

1 dicembre 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Non bastava il selloff del mese di novembre a mettere in crisi il mercato dei bond. Si è messo di impegno anche il segretario del Tesoro scelto da Donald Trump. Con le parole pronunciate ieri l’ex pezzo grosso di Goldman Sachs ha mandato in subbuglio il mercato obbligazionario negli Stati Uniti, proponendo di immettere sul mercato nuovi titoli di Stato con una durata di anche 100 anni.

L’ex banchiere e futuro capo delle Finanze americane Steven Mnuchin ha detto all’emittente Cnbc che avrebbe cercato di allungare la scadenza delle prossime emissioni di debito del Tesoro, citando la possibilità di collocare sul mercato bond con una durata fino ai 50 e ai 100 anni. 

L’ipotesi ha fatto schizzare in rialzo i tassi sui bond americani a lungo termine: il balzo dei rendimenti è stato il più marcato dai giorni immediatamente successivi all’elezione di Trump. La vittoria contropronostico del magnate immobiliare ha creato turbolenze nel mercato obbligazionario, perché il mercato si aspetta che le sue politiche di stampo protezionista e keynesiane per quanto riguarda gli investimenti pubblici generosi nelle infrastrutture, provochino una reflazione e un aumento dei tassi, rimasti incollati allo zero da ormai dieci anni.

Nel momento della loro massima espansione nella serata italiana, subito dopo le dichiarazioni di Mnuchin, i rendimenti a 30 anni dei bond governativi statunitensi hanno guadagnato 12 punti base al 3,06%. Le sue parole hanno anche provocato un repentino irripidimento della pendenza della curva dei rendimenti, ampliando il differenziale tra i 5 anni e i 30 anni. Dai minimi di seduta di 115 punti base si è andati ai massimi di 122 punti base in appena un’ora. Il tasso sui 30 anni è salito di 14 punti base, appena sotto ai massimi del 2016.

Crollo clamoroso dei bond a novembre

Nell’ultimo mese, a novembre, il mercato obbligazionario globale ha subito le perdite mensili più intense di sempre con 1.700 miliardi di dollari sono usciti dal segmento del reddito fisso. L’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Total Return dei bond ha ceduto il -4% a novembre: è il peggiore risultato da quando l’indicatore è stato introdotto nel 1990, 26 anni fa. Il crollo ha una valenza storica anche perché mette fine a un mercato orso che durava da 30 anni. 

Il trionfo di Trump, che ha promesso di tagliare le tasse e investire mille miliardi di dollari in progetti per la costruzione di nuove infrastrutture, unito a quello che viene percepito come un miglioramento dell’economia americana, la prima al mondo, hanno spinto gli investitori a cedere titoli del debito e comprare azioni e asset più rischiosi.

Fino a novembre i bond offrivano un ritorno da investimento molto basso e la caccia al rendimento era il fenomeno più comune sui mercati. Gli investitori che volevano mantenere un basso profilo di rischio erano disperati. Dai primi di novembre lo scenario è cambiato completamente e i titoli azionari sono diventati più appetibili delle obbligazioni.

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