Bond: tassi in rialzo potrebbero spazzare via 10 anni di guadagni

8 marzo 2018, di Mariangela Tessa

Che la fase toro del mercato oobligazionario sia arrivato al capolinea se ne parla da tempo. Con l’avvicinarsi della fine della politica espansiva, la domanda sempre più frequente tra gli investitori è quanto si rischia di perdere.

Alla domanda prova a dare una riposta un articolo del Sole 24 Ore a firma Maximilian Cellino:

Il mix che rischia di essere letale per il piccolo risparmiatore, così come per il grande fondo istituzionale, è costituito da una parte dall’abbassamento dei rendimenti medi dei bond presenti sul mercato e dall’altra dall’elevata durata media finanziaria di quegli stessi prodotti, la cosiddetta duration, all’aumentare della quale si moltiplicano le potenziali perdite in caso di un rialzo dei tassi.

Per capire piú nel dettaglio, viene preso come esempio  l’indice Bloomberg Barclays Euro Aggregate che sintetizza l’andamento dei bond dell’Eurozona nell’ultimo anno. Dalla sua analisi, scrive Cellino:

Già un anno fa si erano evidenziati ricorrendo all’immagine efficace del coccodrillo che serra le fauci. A dodici mesi di distanza la situazione non è poi cambiata più di tanto. Se prendiamo per esempio l’indice Bloomberg Barclays Euro Aggregate che sintetizza l’andamento dei bond dell’Eurozona, scopriamo che i rendimenti sono sì leggermente saliti, dallo 0,54% allo 0,68%, ma anche la duration si è mantenuta elevata a 6,73 anni da 6,63. Il rapporto fra queste due grandezze è quindi pari a 10, che non è un valore privo di significato perché «indica il numero di anni di guadagni che si rischia di perdere nel caso si verifichi un aumento dei tassi di 100 punti base», spiega Chris Bowie, gestore di TwentyFour Asset Management, la boutique londinese specializzata nel reddito fisso del gruppo Vontobel.

In altre parole,

Un aumento generalizzato dei rendimenti di un punto percentuale (dall’1 al 2%, per esempio) potrebbe compromettere in un solo colpo 4 anni dei guadagni ottenuti investendo in un generico indice obbligazionario globale, quasi 8 anni quando si parla dei Gilt, i titoli di Stato britannici, e addirittura 10 come si è appena visto nel caso di bond dell’Eurozona. Certo, una crescita dei tassi di queste dimensioni non è da mettere necessariamente in conto, almeno in un lasso di tempo ristretto. L’esempio fornisce però una misura efficace dei rischi associabili al mercato obbligazionario.

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