Bond società e banche: 2018 nero per l’Italia, minimi di 10 anni

5 dicembre 2018, di Mariangela Tessa

Il 2018 entrerà negli annali come un anno nero per le vendite di bond societari italiani. Secondo le stime pubblicate dal Financial Times, le aziende e le banche italiane rischiano di chiudere l’anno con una raccolta ai minimi dalla crisi finanziaria: entro fine anno l’ammontare complessivo del debito corporate raccolto sul mercato dovrebbe attestarsi a  77 miliardi di dollari (circa 67 miliardi di euro, dati forniti da Refinitiv).

Si tratta dei valori più bassi degli ultimi dieci anni e che corrispondono a un calo di oltre un quarto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Segno dunque che la crisi sul debito sovrano sta avendo effetti negativi sul comparto privato. Questa settimana, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha avvertito che le continue discussioni tra Bruxelles e Roma sulla manovra “potrebbero comportare maggiori costi di finanziamento per il settore privato, comprese le banche” e “limitare i progressi delle banche nella loro ripresa, che è solo a metà strada”.

L’alert sulla situazione delle banche italiane era d’altronde già emerso da un rapporto di Bankitalia. Il valore delle obbligazioni in circolazione delle banche italiane è diminuito del 17% nell’anno a settembre e l’emissione netta di debito subordinato ha toccato il livello più basso in cinque anni nel secondo trimestre del 2018. Tutto questo mentre le banche italiane hanno di fronte €110 miliardi di debito in scadenza nei prossimi due anni che devono essere rifinanziati.

“I problemi fiscali italiani sono un rischio al ribasso per un più ampio credito europeo“, ha detto Bhanu Baweja, uno stratega di UBS, che ha osservato che gli emittenti italiani rappresentano il 20% dell’indice high yield dell’UE, suggerendo un possibile effetto contagio nel mercato Ue.

Un view più positiva arriva invece da Nick Gartside, Chief Investment Officer di JPMorgan Asset Management, che si dice ottimista sulle prospettive del credito italiano.

“I negoziati sul deficit sono il principale motore degli spread e il dialogo sembra andare nella giusta direzione”, ha affermato. “La nostra aspettative sono quindi positive  sia per il debito delle banche sia per quello delle imprese”.

 

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