Bond: Morgan Stanley sfida Gross, vede opportunità nei Treasuries

11 gennaio 2018, di Daniele Chicca

Morgan Stanley lancia il guanto di sfida a Bill Gross, che aveva dichiarato iniziata una nuova fase ribassista per il mercato obbligazionario americano dopo il superamento della soglia del 2,5% da parte dei Treasuries decennali.

“Non vi preoccupate”, scrivono gli strategist di Morgan Stanley Matthew Hornbach e Guneet Dhingra in una nota ai clienti pubblicata ieri dopo i commenti del gestore di Janus Henderson: i Treasuries Usa continuano a offrire un valore a chi li possiede”.

Non siamo in una fase di mercato ribassista“, secondo la banca, che è uno dei 23 dealer principali incaricati di sottoscrivere i titoli del debito federale americano. Un improvviso balzo dei rendimenti aveva spinto l’ex CEO di Pimco a inviare un Tweet in cui sanciva l’inversione di tendenza in atto nell’obbligazionario, gettando dubbi sulla performance dei bond nel 2018.

L’investitore e consulente finanziario miliardario, che vive a Newport Beach in California, ha precisato a Bloomberg ieri che “il mercato ribassista di cui parlo è caratterizzato da cali moderati”. Il fondo obbligazionario di Janus Henderson Global Unconstrained Bond Fund ha assunto posizioni ribassiste sui Bond americani.

A far scattare le vendite di titoli di Stato Usa hanno contribuito le indiscrezioni secondo cui le autorità della Cina avrebbero deciso di interrompere o ridurre le operazioni di acquisto di Treasuries, titoli giudicati meno attraenti di altri. Dalla Cina hanno poi successivamente smentito le indiscrezioni, definite “fake news” che si sono evidentemente basate su fonti non affidabili, e i rendimenti sono calati di due punti base circa dal 2,55% al 2,53%.

A pesare, secondo Morgan Stanley, è inoltre il fatto che la Federal Reserve potrebbe cambiare strategia di politica monetaria e basare le sue decisioni su un modello di prezzo diverso da quello attuale che prevede il raggiungimento di obiettivo di inflazione al 2%. Secondo Hornbach e Dhingra, tuttavia, nessuno dei due fattori citati rappresenta una seria minaccia.

Per prima cosa gli investitori non dovrebbero aspettarsi che la Cina smetta di comprare o che inizi vendere. Altri mercati di debito sovrano con una liquidità paragonabile a quella degli Stati Uniti non sono in grado di offrire rendimenti simili e anche se la Cina fosse preoccupata per i livelli del debito Usa, sicuramente non rinuncerebbe improvvisamente a lauti ritorni da investimento.

Per quanto riguarda invece il cambiamento di strategia della Fed, di cui si è parlato durante una conferenza svoltasi questa settimana alla Brookings Institution di Washington, “queste opinioni circolano da un po’ di tempo e ci vogliono mesi se non anni perché concetti teorici del genere vengano messi veramente in pratica” ed entrino a far parte delle politiche monetarie.

“Continuate a fare trading come se non fosse successo nulla, andate avanti”, suggeriscono Hornbach e Dhingra nella nota. Lo scenario di base di Morgan Stanley è per una ripresa dei prezzi e un calo dei tassi a 10 anni all’1,95% nell’ultimo trimestre del 2018.

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