Bond in stato zombie, calma prima della tempesta?

20 luglio 2018, di Daniele Chicca

Il rendimento dei decennali del Tesoro statunitensi hanno registrato una variazione di appena nove punti base da inizio mese. Dopo aver ripiegato dai massimi del 17 maggio del 3,1261%, i tassi della scadenza di riferimento dei Bond si sono congelati in una forchetta percentuale compresa tra il 2,8053% e il 2,8950%.

In luglio il mercato obbligazionario americano sta vivendo l’oscillazione mensile minore dal 1973. In termini di prezzi, la volatilità dei prezzi dei future sul titolo Usa decennale negli ultimi 30 anni è la più bassa dal 1998. Venti anni fa. Una tale asfissia ha portato i commentatori di mercato a parlare di “stato zombie” del mercato dei Bond e fa temere per una tempesta in arrivo dopo il periodo di calma.

È un po’ quello che è successo a febbraio ai mercati finanziari in generale. Dopo essere rimasti assuefatti nel 2017 e a inizio di quest’anno da condizioni di volatilità zero, da una crescita globale coordinata dell’economia e da una inflazione costantemente sotto controllo, il risveglio è stato brusco, con l’indice della volatilità che è schizzato a 37 punti.

Lo scenario potrebbe ripetersi. In una nota ai clienti Ian Lyngen, strategist di BMO Capital Markets, ha ricordato questa settimana di come il rendimento si stia rivelando impassibile anche alle notizie più grosse e non voglia più discostarsi dai livelli correnti. “La nostra sensazione è che qualcosa di tragico si sta avvicinando all’orizzonte” per i Bond.

L’indice Vix, detto “indice della paura”, viaggia al momento sotto i 12 punti, un segnale di come i mercati siano di nuovo atrofizzati. A breve termine evidentemente i trader non si aspettano grandi tensioni a Wall Street e quindi di riflesso sull’azionario mondiale. Ma la natura dei mercati e ciclica e dopo un periodo di calma bisogna stare in guardia contro i pericoli di una tempesta.

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20 luglio 201810:38

Con il futuro del ministro dell’Economia Giovanni Tria in bilico, tornano ad affiorare le tensioni sui mercati obbligazionari italiani. Il rendimento del titolo a 10 anni sale di 6 punti base mentre l’azionari perde più di un punto percentuale (-1,1%).
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