BOLLINGER:
NEL 2005 MEGLIO
LE SMALL CAP

5 aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

John Bollinger, presidente di Bollinger Capital Management e guru mondiale dell’analisi tecnica (e’ l’inventore delle famose Bollinger Bands) sara’ a Milano il prossimo martedi’, 12 aprile, per il seminario interattivo gratuito WALL STREET: COME COGLIERE LE MIGLIORI OPPORTUNITA’ organizzato dal leader dei broker online Usa E*Trade.

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Ed ecco l’intervista a John Bollinger.

Wall Street Italia: Parliamo dalle attuali condizioni del mercato Usa. Perche’ gli indici sembrano incapaci di mettere a segno un rally credibile?

John Bollinger: In realta’ al momento ci sono diverse correnti di tipo contrario. Se guardiamo alle societa’ large cap vediamo che il mercato e’ in fase di stallo, fatica a fare progressi. Ma se ci rivolgiamo al settore small cap, la situazione appare diversa, molto piu’ incoraggiante.

WSI: Si’ ma anche le small cap non si puo’ certo dire che stiano brillando.

JB: E’ vero ma a mio giudizio si tratta di un fatto transitorio, di breve durata. Il settore ha appena raggiunto un nuovo massimo storico, il 7 marzo scorso, meno di un mese fa. Il fatto che da allora abbia registrato una correzione non indica che il trend rialzista si sia concluso.

Sul mercato c’e’ stata una leadership delle small cap che parte da molto lontano. E nel corso di diversi anni si e’ assistito a fasi alterne di ritracciamento. Ma al momento il settore non mostra segnali consistenti di deterioramento.

WSI: Quindi il suo consiglio e’ di investire sulle small cap? E se si’, puo’ spiegare meglio?

JB: La risposta e’ assolutamente si’. E’ il settore che preferisco. Uno dei motivi e’ che il mercato in generale tratta a multipli molto elevati (ndr: S&P500 P/E Ratio 12 mesi passati 19,4). Per giustificare decisioni di acquisto agli attuali livelli occorre che le prospettive di crescita delle aziende siano robuste. Ed e’ quindi molto piu’ probabile che una crescita del 15-20% all’anno la realizzi una societa’ piccola, con quote di mercato relativamente basse, piuttosto che una large cap gia’ ben affermata.

WSI: Tra le small cap, raccomanda alcuni settori in particolare?

JB: Direi di no. All’interno di quest’area le differenze di performance tra le industrie sono relativamente basse. In generale le differenze divengono molto piu’ significative quando si passa a societa’ di grandi dimensioni. Per cui basta semplicemente puntare sulle small cap, senza dare troppo peso al tipo di industria.

WSI: E per chi volesse investire almeno una parte del portafoglio in large cap, quali sono i settori che si presentano meglio?

JB: L’area piu’ interessante e’ quella energetica, che (come le small cap) ha registrato una lieve correzione e ha creato un migliore livello di entrata. Un’altra eccellente opportunita’ la offrono i “basic materials”.

Cio’ detto, bisogna segnalare che il settore large cap presenta un grosso problema: la sottoperformance di tecnologia e telecomunicazioni. Un paio di mesi fa, soprattutto i tecnologici, hanno tentato di mettere a segno un rally. E di recente il comparto telecom (anche a livello internazionale) ha creato un certo interesse. Ma finche’ questi due settori chiave non manifestreranno segnali consistenti di forza, nelle large cap non succedera’ molto.

WSI: Volendo fare una previsione a medio termine, cosa dicono gli indicatori tecnici sull’S&P500? Che tipo di mercato dovremmo aspettarci per i prossimi mesi?

JB: E’ molto probabile che l’indice si muovera’ in direzione laterale, o solo leggermente al rialzo. Resto piu’ ottimista sulle small cap. Ma per entrambi i settori escludo che assisteremo a un mercato propriamente bullish. Nel corso del 2005 e’ ipotizzabile la formazione di un top, e nel corso dell’anno prossimo dovremmo avere un’altra correzione.

WSI: Cos’altro deve accadere, oltre a un rally di tecnologici e telecom, affinche’ lei cambi idea?

JB: Un fatto fondamentale e’ la forza del segmento “growth”. Affinche’ il mercato riprenda a salire con convinzione occorrera’ che i titoli di quest’area inizino a sovraperformare quelli “value”. Ma di un simile scenario, per adesso, non c’e’ alcuna traccia.

WSI: Qual e’ al momento la vostra asset allocation?

JB: Abbiamo investito il 70% in azioni Usa, il 10% in azioni internazionali, il 10% short sui bond e il 10% e’ cash. E’ probabile che rivedremo al ribasso la percentuale dell’equity Usa, aumentando provvisoriamente il cash.

WSI: Lei sta shortando i bond. Questo significa che prevede un aumento dei tassi d’interesse?

JB: Siamo fermamente convinti che negli Usa, gia’ a partire da due anni fa, si siano formate pressioni inflazionistiche. Le spinte dei prezzi ora cominciano a diffondersi sempre di piu’ all’interno dei diversi settori dell’economia.

Il vero shock avverra’ probabilmente nel secondo semestre, quando assisteremo a un aumento dell’inflazione nonostante che, nel frattempo, i prezzi energetici avranno registrato una correzione. A mio giudizio l’inflazione si sta nascondendo dietro l’energia, ma si manifestera’ presto anche in assenza del caro petrolio.

WSI: Il suo portafoglio e’ esposto all’estero in misura molto contenuta. Dipende forse dalle attese di un dollaro forte?

JB: La ragione principale in realta’ e’ proprio questa. Credo che il dollaro si trovi in una fase di realizzazione di un bottom, o almeno negli stadi iniziali di questo processo. Occorrono ancora un paio di mesi affinche’ il movimento cominci a trovare conferma. Ora e’ un po’ presto in termini di percorso di piu’ lungo termine. Ma i segnali preliminari convergono in questa direzione. E se tale scenario dovesse materializzarsi, nei prossimi due anni assisteremo a un grosso movimento rialzista della moneta americana.

WSI: Perche’ e’ cosi’ ottimista sul dollaro? Forse le prospettive di un aumento dei tassi, la crescita dell’economia? O c’e’ dell’altro?

JB: Sia i tassi che l’economia c’entrano, ma non sono il motivo principale. A mio giudizio l’elemento centrale e’ di tipo psicologico. Negli ultimi due anni l’America ha dovuto far fronte a un forte risentimento a livello internazionale (ndr: per via della guerra in Iraq). E di solito questi cicli hanno una durata di un paio di anni.

E’ stato nel 2001, dopo gli attentati terroristici, che “Le Monde” scriveva “siamo tutti americani”. E cio’ ha coinciso con il top del dollaro. Ma ora ho l’impressione che il mondo si sia spinto troppo oltre con l’odio verso l’America. Ed e’ tempo che la situazione prenda una piega piu’ positiva. Molto probabilmente tutto cio’ sara’ evidente tra un paio di anni.

WSI: Tornando agli investimenti esteri, puo’ essse un po’ piu’ preciso sulle aree in cui avete investito?

JB: Di solito implementiamo un’unica idea per volta e cambiamo orientamento in modo piuttosto rapido. In questo momento il nostro focus e’ sul settore telecom, soprattutto in Europa (sia Occidentale che dell’Est).

WSI: A proposito di Europa, quali sono le prospettive dei principali mercati del Vecchio Continente?

JB: Molto dipendera’ da cosa fara’ il dollaro. Se comincera’ a rafforzarsi in misura significativa assisteremo a una fuorisuscita di capitali a vantaggio degli Usa. Ma non mi aspetto un simile scenario nel breve termine. Nei prossimi 6-9 mesi i mercati europei dovrebbero realizzare una performance moderatamente positiva. In generale, tra i paesi del G7 escludo differenze significative di performance.

WSI: Cosa ne dice dell’Italia?

JB: Il mercato italiano di recente ha realizzato un massimo, per poi ritracciare leggermente e muoversi in direzione laterale. Ma appare ancora attrente, e non sarei troppo preoccupato di un ritracciamento di breve termine. Gli indici non sono distanti dal raggiungimento di un nuovo massimo: quando questo avverra’, gli investitori diverrano piu’ ottimisti.

L’Italia (come anche la Spagna) ha inoltre il vantaggio di offrire piu’ occasioni di crescita rispetto a mercati come Germania e Francia. Ma in generale, l’andamento dell’Italia riflettera’ quello degli altri mercati europei.

WSI: E adesso la domanda di rito. Lei e’ famoso nel mondo finanziario per aver introdotto le Bollinger Bands: puo’ darci qualche suggerimento sul modo piu’ opportuno con cui utilizzarle?

JB: Mettiamola in questo modo. Molto spesso si osserva come i prezzi (azioni, commodity, bond o indici) formino una base, e ad un certo punto prendano la direzione del rialzo. Il rally si spinge fino alla banda superiore. Un pullback dovrebbe essere contenuto nella banda media, e da qui si dovrebbe vedere un nuovo rimbalzo. Questa e’ una situazione (semplificata) che si verifica molto spesso.

Cio’ che e’ fondamentale, pero’, e’ esaminare il percorso della banda superiore e vedere se eventuali segnali buy sono confermati o meno. Se sono confermati, si tratta di un’indicazione che il trend al rialzo dovrebbe proseguire. Se non lo sono, occorre preoccuparsi della possibilita’ di un “sell alert”.

WSI: Come fa a stabilire se un segnale e’ confermato?

JB: Ci sono diversi modi. Il piu’ importante e’ quello dei volumi, che noi utilizziamo molto. Un altro importante indicatore e’ la “relative strenght” (forza relativa). Se, ad esempio, il trading e’ su un titolo telecom, la prima cosa da guardare e’ la relative strenght nei confronti del settore. Poi si osserva la relative strenght nei confronti del comparto tecnologico in generale e, alla fine, quella nei confronti dell’intero mercato. A questo punto si capisce se il movimento del titolo e’ confermato o meno.

Bisogna inoltre distinguere se il mercato e’ al rialzo o al ribasso, perche’ c’e’ una sostanziale differenza soprattutto psicologica. Infatti la paura (fear) e’ un’emozione molto piu’ forte dell’avidita’ (greed). Si tratta di un importante riflesso delle emozioni umane di cui bisogna tenere conto.

WSI: E se siamo in un mercato laterale, come l’attuale?

JB: In questo caso l’utilizzo delle bande diviene piu’ semplice. Si individuano i massimi e/o i minimi e si agisce di conseguenza. Bisogna pero’ precisare che questo tipo di mercati presenta molte insidie: e’ la situazione in cui i trader incontrano le maggiori difficolta’. Ma questo avviene non solo per le Bollinger Band, ma in generale per tutti gli indicatori tecnici.

* Americo Pietropaolo e’ analista finanziario di Wall Street Italia

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