Bollette telefoniche: ritorna fatturazione mensile ma con aumento tariffe

10 marzo 2018, di Francesco Puppato

É di nuovo tempo di preoccuparsi di bollette: dopo quelle inerenti all’energia, dove chi paga pagherà anche per i mororsi, ora tornano a far parlare di sè quelle delle compagnie telefoniche.

Dopo un periodo di tempo nel quale le bollette telefoniche erano passate alla fatturazione ogni 28 giorni, ora la situazione torna a vedere una fatturazione mensile anziché ogni 4 settimane.

Il numero delle bollette annue torna quindi da 13 a 12, ma i consumatori non possono stare comunque tranquilli.

Un’inchiesta dell’associazione di consumaotri Altroconsumo, condotta in 50 punti vendita Ti, Vodafone, Wind, Tre e fastweb tra Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli, mette in luce prima di tutto che l’aumento ci sarà un aumento dell’8,6% (proprio come precisato dall’sms che i consumatori hanno ricevuto pochi giorni fa), che in totale diventa un +17,2%. il tutto, inoltre, senza un aumento o un miglioramento dei servizi offerti.

Se, ad esempio, si analizza un contratto che prevede 500 minuti di chiamate ogni quattro settimane, vediamo che era possibile usufruire di 6.500 minuti complessivi all’anno. Ora che i 500 minuti tornano ad essere accreditati ogni mese (vale a dire due o tre giorni dopo), i minuti annuali disponibili per le chiamate diventano 6.000, con la conseguenza che il costo del singolo minuto diventa maggiore.

Non è tutto. I costi in caso di sforamento del pacchetto previsto sono un mezzo salasso: per i minuti di chiamate può costare fino a 29 centesimi al minuto (Wind e Tre) e prevedere uno scatto alla risposta di 20 centesimi (Vodafone e Tim), mentre per navigare si arriva al costo supplementare di 2 euro ogni 20 megabyte (come per Wind, Tre e Vodafone).

Anche verificare il proprio credito residuo, per i meno tecnologici che non sono pratici con le app, è costoso: se siete clienti Vodafone, ad esempio, questa operazione vi costerà 19 centesimi al minuto con un scatto alla risposta di altri 20 centesimi.

Ancora, vi sono costi aggiuntivi per l’ascolto della segreteria telefonica, per i servizi “ti ho cercato” (quel messaggio che vi avvisa se qualcuno vi ha cercato mentre eravate occupati in un’altra conversazione, avevate il cellulare spento o non eravate raggiungibili per assenza di campo), per attivare, modificare o rinnovare il proprio piano tariffario, per l’antivirus e per le penali da pagare in caso di recesso anticipato.

Si tratta di servizi non richiesti, che l’utente trova già attivati sulla sim al momento della sottoscrizione del contratto. Alcuni di questi possono essere eliminati (il servizio “ti ho cercato” piuttosto che la segreteria telefonica) ma le disattivazioni sono rese spesso volutamente macchinose; vanno infatti effettuate al telefono chiamando il servizio clienti o nel sito internet, ma non è possibile farle presso i punti vendita.

Conclude la sua indagine Altroconsumo, commentando:

“Non è un caso che nei cinquanta punti vendita in cui siamo andati per realizzare questa inchiesta, la consegna del silenzio sui costi nascosti è una costante. Gli addetti alla vendita sono molto loquaci quando si tratta di spiegare ciò che è scritto a caratteri cubitali sulle tariffe in promozione, ma diventano stranamente laconici quando si chiede loro se esistono servizi a pagamento già attivi sulla sim. Costi che naturalmente sono imboscati nelle lunghe pagine del contratto, scritte fitto fitto. Contratti che non vengono mai consegnati anticipatamente al cliente per una valutazione, ma solo sottoposti alla firma all’ultimo momento”.

Ecco quindi che, in conclusione, le compagnie telefoniche hanno rinunciato alla fatturazione ogni 28 giorni, ma non ai loro maggiori guadagni: il ritorno alla fatturazione mensile è stato infatti compensato dall’aumento delle tariffe.

Hai dimenticato la password?