Bolkestein: cos’è e perché protestano ambulanti e tassisti

22 febbraio 2017, di Alberto Battaglia

Una direttiva europea vecchia oltre dieci anni ha provocato nei giorni scorsi durissime proteste fra gli ambulanti, in particolare a Roma. Stiamo parlando della nota direttiva Bolkestein (la 2006/123/CE) un provvedimento che, stando ai nuovi tempi fissati nel decreto Milleproroghe, diverrà esecutivo sulle concessioni rilasciate dagli enti locali il prossimo 31 maggio 2018. Il recepimento della direttiva nell’ordinamento italiano, peraltro, risale al 2010, sotto il governo Berlusconi.

In sintesi, lo scopo della Bolkestein è quello di garantire, nel nome delle regole di libera concorrenza previste dal Mercato Unico, “la libera circolazione dei servizi”. Nello specifico, i vari stati membri saranno chiamati, fra le altre cose, a rimettere al bando le concessioni per le attività commerciali sul suolo pubblico, dando la medesima possibilità di accesso anche ai cittadini di altri Paesi comunitari.

Dopo il 31 maggio 2018 non potranno più essere rinnovate in automatico le concessioni esistenti, come spesso avvenuto fino ad oggi. La ratio di fondo è che in questo campo gli operatori nazionali abbiano goduto di un vantaggio competitivo sugli altri cittadini europei. Col nuovo assetto, un venditore ambulante francese, ad esempio, dovrà godere in Italia delle stesse possibilità del cittadino italiano. Recita testualmente l’articolo 14 della direttiva:

“Gli Stati membri non subordinano l’accesso ad un’attività di servizi o il suo esercizio sul loro territorio al rispetto dei requisiti seguenti: requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente sulla cittadinanza o, per quanto riguarda le società, sull’ubicazione della sede legale…”

Le categorie insorte contro questo provvedimento sono quelle, per fare qualche esempio, dei fruttivendoli, dei venditori attivi con le bancarelle a rotazione, i fiorai: con le nuove regole tutti questi lavoratori rischiano di perdere le proprie concessioni e di subire maggiore concorrenza da tutta Europa.

Le proteste degli ambulanti

Secondo Gregory Massa, consigliere nazionale del Gruppo Organizzato Indipendente Ambulanti, questo provvedimento inserirebbe “i venditori di tutta Italia, circa 200mila microimprese,  nell’applicazione più intransigente della direttiva, l’articolo 12, che prevede la messa a bando periodica di tutte le attività soggette a regimi autorizzatori e il divieto di dare vantaggio alcuno al prestatore uscente (…).

“Poco importa che molte famiglie abbiano investito lavoro e capitali nella loro attività con la prospettiva di qualche decennio, e nulla importa che molti altri stati membri abbiano ignorato completamente la categoria dal recepimento della norma europea, peraltro senza incorrere in sanzioni”, prosegue Massa su Formiche.net, “nell’Estate del 2012 il governo Monti, per mezzo della Conferenza Unificata, conferma l’applicazione dell’articolo 12 della direttiva agli ambulanti italiani, ma i comuni potranno, per la prima applicazione, dare qualche punto in più ai vecchi colleghi”.

La posizione dei tassisti

Nell’ambito della stessa direttiva hanno protestato con fermezza anche i tassisti, che hanno preso particolarmente di mira l’emendamento-Lanzillotta al Milleproroghe sulla liberalizzazione del mercato dei trasporti a pagamento (a decorrere da fine 2018). Quest’ultimo è stato definito come una sanatoria a favore di Uber, la app che entra in diretta concorrenza col servizio taxi tradizionale.

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