Bitcoin, si riprenderà dal tonfo: “alternativa valida all’oro”

22 novembre 2018, di Daniele Chicca

Una svolta interessante nella ragion d’essere dietro al Bitcoin si è consumata quest’anno, secondo Matthew Morris, direttore di Carr Consulting & Communications.

In precedenza la criptovaluta era ritenuta semplicemente il futuro delle transazioni e dei pagamenti transfrontalieri, ma nel 2018 il Bitcoin è diventato sempre più nella percezione comune, anche dei suoi padri fondatori, come “l’oro digitale“.

Questo permetterà alla valuta virtuale più capitalizzata e popolare la mondo di rifarsi con prepotenza con l’arrivo della prossima crisi.

Con l’aumentare dei tempi delle operazioni di transazione, i costi sono saliti e il valore di un Bitcoin è crollato sui mercati. Il Bitcoin sta pagando inoltre il suo passaggio di statuto da moneta digitale pura a “riserva di valore”.

Il fatto che il rivale più simile al Bitcoin, il suo cugino Bitcoin Cash, si sia posizionato come valida alternativa alla versione originale (più veloce e più economico) ha pesato sulle contrattazioni di mercato.

Chiaramente questi son soltanto due dei tanti motivi per cui il prezzo del Bitcoin è crollato nel 2018 dopo il boom a fine 2017. Tuttavia, per comprendere l’idea di chi vede il Bitcoin come una sorta di oro digitale, bisogna avere ben presente la differenza tra valuta e denaro.

Se da un lato le somiglianze tra i due sono innegabili, il denaro dovrebbe anche rappresentare un “deposito di valore”, un asset da custodire con un’offerta limitata, mentre la divisa può essere gonfiata di prezzo, sulla carta all’infinito.

Questo spiega perché il Bitcoin è stato creato e perché ha così tanti fan in tutto il mondo, molti dei quali hanno da sempre ritenuto che un alleggerimento quantitativo delle banche centrali avrebbe inevitabilmente portato a una iperinflazione.

L’offerta di Bitcoin è limitata a 21 milioni e la sua estrazione (tramite l’attività di mining) è regolata a circa un pezzo ogni dieci minuti. L’ultimo Bitcoin verrà creato nel 2140.

Nell’era post-Lehman in cui di troviamo, in cui l’ordine prestabilito delle cose viene visto come poco raccomandabile, commentatori finanziari di alto profilo come Jim Rogers e Peter Schiff hanno lanciato allarmi su una possibile futura crisi del debito sovrano, sancendo la fine del dollaro come riserva valutaria.

Sono in molti quindi a cercare un’alternativa al biglietto verde. Perché non l’oro? Per i rialzisti la risposta è da ricercare in quello che è successo in passato. Dopo il crac di Wall Street negli Anni 30, gli Usa hanno vietato ai cittadini di possedere oro, se non soltanto in piccole quantità. È stato così fino al 1974.

I cittadini furono costretti a consegnare l’oro in loro possesso in cambio di dollari se non volevano di rischiare fino a dieci anni in carcere. Anche il Regno Unito ha emanato una legislazione simile nel 1966. Se dovesse scoppiare un’altra crisi del debito sovrano assisteremmo con tutta probabilità a un bail-in, piuttosto che a un bailout a spese dei contribuenti.

E non saranno solo gli obbligazionisti a pagare. In quel caso, infatti, è possibile che anche l’argento e l’oro in possesso dei risparmiatori potrebbero essere toccati. Un risparmiatore potrebbe sempre rivolgersi a un oscuro conto offshore per mettere il proprio denaro al riparo, ma i soldi depositati in conti di questo tipo sono difficilmente accessibili.

La differenza tra l’oro o l’argento e il Bitcoin è che quest’ultimo può essere custodito ovunque e in modo sicuro su una blockchain, il libro mastro trasparente e immutabile. Per accedere ai fondi basta avere un codice e digitarlo sul proprio smartphone. Per i wallet online è sufficiente una connessione a Internet. Per chi vuole assicurarsi la massima sicurezza, i Bitcoin, come del resto le altre criptovalute, possono anche essere custoditi in wallet “freddi”, ossia offline.

Per i crypto scettici, vale la pena dunque cercare di comprendere le dinamiche psicologiche che ci sono dietro al fenomeno, anche se non si vuole avere nulla a che fare con un sistema anarchico e decentralizzato. Il perché lo spiega sempre Morris: “quando esploderà la prossima crisi, a prescindere da quello che pensiate sia giusto o sbagliato”, il valore intrinseco di riserva del Bitcoin potrebbe facilmente alimentare la prossima caccia agli acquisti e “aprire una nuova fase rialzista” sui mercati.

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