Bisogna prepararsi alla vittoria di Bolsonaro in Brasile

17 ottobre 2018, di Alberto Battaglia

La pubblicazione degli ultimi sondaggi IBOPE sulle intenzioni di voto per le prossime elezioni presidenziali in Brasile lascerebbero ormai pochi dubbi: Jair Bolsonaro è il grandissimo favorito per la vittoria finale contro il socialista Fernando Haddad. Bolsonaro, definito da alcuni come il Trump brasiliano, sposa conservatorismo sociale a un programma economico fortemente liberista (qui avevamo tracciato un breve ritratto).
Il sondaggio, pubblicato il 15 ottobre, vede Bolsonaro in testa con il 59% delle intenzioni di voto contro il 41% di Haddad. Oltre ad avere un margine piuttosto ampio, Bolsonaro avrebbe maggiori probabilità di conquistare il consenso degli indecisi rispetto al rivale, in quanto il 47% degli intervistati ha dichiarato non voterà mai per Haddad, mentre i convinti di non votare il candidato della destra sono solo il 35%. L’appuntamento con le urne è previsto per il 28 ottobre, quindi il tempo per eventualmente ribaltare il pronostico non è molto ampio.
I sondaggi hanno spesso insegnato che l’ultima parola non può mai essere pronunciata prima del conteggio delle schede, ma di certo le premesse vedono in testa il candidato meno gradito dai media internazionali.
Da nostalgico dichiarato della dittatura militare, Bolsonaro è un outsider del sistema che negli ultimi anni ha retto il Brasile, travolto da scandali di corruzione politica e dalla peggiore crisi economica degli ultimi decenni. Il timore, però, è che Bolsonaro possa restringere le libertà di un Paese la cui democrazia è ancora giovane. Lo afferma Mauro Mantica, osservatore del Brasile residente in terra carioca da un ventennio e ex collaboratore di Wall Street Italia:

“Certo c’è una differenza sostanziale: gli USA posseggono istituzioni forti che garantiscono sempre e comunque il mantenimento della democrazia, il Brasile è invece una democrazia giovane, potenzialmente più permeabile a possibili derive autoritarie. Per quanto il potere giudiziario abbia recentemente confermato la propria autonomia e autorevolezza, è lecito chiedersi quale possa essere la sua capacità di impedire eventuali interferenze di un esecutivo che non si presenta propriamente come un paladino del rispetto della Costituzione”.

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