Belgio: Nuova direttiva sui servizi

29 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

L’ufficio di Bruxelles della Camera di commercio di Napoli segnala l’approvazione della nuova direttiva sui servizi votata dal Parlamento in seconda lettura.
La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi in Europa, che fu presentata per la prima volta nel 2004 dall’allora Commissario europeo Frits Bolkestein, è stata approvata recentemente dal Parlamento europeo in seconda lettura, in base al procedimento di co-decisione che prevede un’approvazione congiunta di Parlamento e Consiglio. La nuova direttiva è stata accolta favorevolmente dopo ben due anni di negoziazioni in seno alle Istituzioni comunitarie e, permetterà a tutti coloro che ne siano intenzionati, di fornire i propri servizi in uno Stato membro diverso da quello di appartenenza, senza dover affrontare la lunga e faticosa trafila delle trattative con le autorità nazionali, regionali e locali del Paese in cui s’intenda esportare il proprio servizio e, senza l’obbligo di dover aprire una succursale della propria azienda nel Paese prescelto per l’espansione della propria attività commerciale. La direttiva approvata di recente, evidenzia numerose differenze rispetto alla proposta originaria del 2004, che riusciranno a garantire sia una maggiore apertura del mercato interno nel settore dei servizi, ed un maggior dinamismo, sia la salvaguardia dei lavoratori, dei consumatori e del modello sociale europeo. La direttiva intende così, stimolare la crescita economica in Europa attraverso una maggiore competitività e l’aumento dei posti di lavoro ma, allo stesso tempo, intende assicurare agli Stati membri di poter intervenire per garantire il corretto funzionamento del mercato che riguarda i servizi di pubblico interesse e, garantire la protezione dei diritti dei lavoratori e dei consumatori. Grazie alla nuova legislazione, sarà più semplice poter fornire servizi e aprire succursali in un altro Stato membro, infatti una singola autorità, sarà incaricata di verificare la competenza e la pertinenza alle normative europee del prestatore di servizi sulle questioni sociali e del diritto del lavoro, nonché di sbrigare tutta una serie di formalità di ordine burocratico, secondo il principio di ‘one-stop-shop’. L’azienda offerente, deve comunque rispettare la legislazione vigente nello Stato membro nel quale propone il servizio, specialmente in materia di salute, sicurezza, ambiente e di servizi pubblici, anche nel caso in cui il servizio sia fornito solo temporaneamente; in questo modo si elimina la clausola del Paese d’origine, che prevedeva di poter sottostare alle leggi del proprio Paese d’origine, pur operando in un altro Stato membro e che, aveva suscitato roventi polemiche nei vari Paesi dell’Ue.

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