Bebé geneticamente modificati, un’altra gravidanza in arrivo

29 novembre 2018, di Alberto Battaglia

He Jiankui, il ricercatore della Southern University of Science and Technology of China finito sulla bocca di tutta la comunità scientifica per aver portato alla nascita dei primi bambini geneticamente modificati, ha difeso il suo operato partecipando al meeting internazionale previsto ad Hong Kong. E ha raddoppiato la scommessa, annunciando che un’ulteriore gravidanza in stadio iniziale potrebbe dare alla luce altri bambini dotati di una caratteristica genetica in grado di rendere immuni dal virus responsabile dell’Aids.

 

He si è dovuto difendere da numerose domande durante la conferenza, in quanto la sua ricerca sollecita numerosi interrogativi bioetici. “Se l’embrione fosse stato il mio bambino, avrei aderito alla sperimentazione”, ha dichiarato, sostenendo che le coppie che si sono sottoposte al test sarebbero state informate dei possibili rischi della modifica genetica. Le due gemelle, ha poi precisato, rimarranno sotto osservazione medica fino ai 18 anni. Ma non è stata fornita alcuna risposta sui finanziatori della ricerca.

 
Quanto alle condizioni di necessità rispetto a un trattamento del genere, He ha dichiarato che il padre delle due bambine è sieropositivo: per tale ragione, secondo il ricercatore, esisterebbe una ragione medica sufficiente per giustificare la sperimentazione.

 

Lo stesso intervento genetico a contrasto di una malattia come l’Aids sarebbe oggetto di dubbi da parte dei ricercatori. Se mai la modifica genetica sarà ammessa sull’uomo, dovrebbe mirare alla correzione di malattie ereditarie prive di valide alternative. Per l’Aids, al contrario, esistono si la prevenzione, sia la possibilità di tenere sotto controllo la malattia con terapie farmacologiche.

Il direttore dello Center for Genomics della Stanford University, Michael Snyder, ha così riassunto i rischi in un’intervista al Los Angeles Times:

“E’ possibile che siano avvenuti dei cambiamenti fuori bersaglio nel DNA di queste due bambine che non diventeranno chiari fino a tarda età. E si corre quel rischio per impedire loro di contrarre l’infezione da HIV, una condizione trattabile che è prontamente prevenuta da altri mezzi ben stabiliti. Sono in corso per proteggere le persone dall’HIV modificando le cellule degli adulti. Non sei costretto a farlo con un embrione. Si teme che questa sia stata una mossa eccezionale, spinto dal bisogno di essere il primo”.

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