Bear Stearns, 10 anni dal crac: Rosenberg sfata mito sui rischi bassi

15 marzo 2018, di Livia Liberatore

La peggiore crisi finanziaria della storia moderna ha annunciato la sua prima vittima durante questa settimana, dieci anni fa. La banca di investimento statunitense Bear Stearns, che all’epoca aveva 85 anni di storia ed era la quinta più grande d’America, non riuscì a convincere i suoi azionisti che aveva abbastanza potere per sopravvivere al crollo del settore immobiliare. Molti dei mutui presi da mutuatari non qualificati erano stati raggruppati in titoli da Bear Stearns.

I creditori di Bear Stearns iniziarono a farsi prendere dal panico. In un accordo pensato dalla Federal Reserve, JPMorgan ha acquisito l’azienda per una piccola frazione del suo valore di mercato. Per Bear Stearns è passato anche Larry Kudlow, il nuovo consulente economico capo della Casa Bianca scelto dal presidente Usa Donald Trump, che è stato il chief economist dell’istituto fino agli anni 90 , nonostante non abbia mai portato a termine il master in economia e politica a Princeton.

Oggi, a dieci anni da quel momento, è raro trovare un economista che ipotizzi che sia imminente un nuovo collasso del sistema finanziario. Un’altra crisi economica potrebbe casomai sembrare più possibile. Ma secondo David Rosenberg, chief economy a Gluskin Sheff, credere che i rischi finanziari siano bassi è un “mito”. Questa volta il pericolo non arriva dal settore immobiliare. Secondo Rosenberg, “c’è una bolla sui bilanci aziendali“.

L’appetito degli investitori per i rendimenti, ovunque si trovino, ha spinto i rendimenti delle società più rischiose e più indebitate a livelli vicini a quelli osservati più di recente nel 2006, proprio prima che l’ultima crisi finanziaria iniziasse a svilupparsi. Ora il mercato del credito sta iniziando a mostrare crepe. Rosenberg si dice preoccupato anche per le insolvenze delle carte di credito e per il tasso di disoccupazione che non comincia ancora ad aumentare.

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