Bce, per l’euro si mette male: la reazione degli analisti

9 marzo 2017, di Daniele Chicca

La Bce non è ancora pronta per cambiare strategia politica e per questo rischia di pagare un eventuale balzo dell’inflazione. Per una strategia di uscita dalle politiche di allentamento straordinarie (il cosiddetto processo di tapering) se ne riparlerà a giugno, secondo gli analisti di ING. Le revisioni delle stime sull’inflazione CPI e crescita economia sono state modeste e – fattore più importante di tutti – anche se verranno monitorati attentamente i movimenti di prezzo, la Bce ha ricordato che rimane la necessità di adottare un piano di accomodamento monetario molto significativo.

“Il prossimo dibattito su un possibile tapering del piano di Quantitative Easing si terrà probabilmente a giugno”, scrive Chris Turner, Forex Strategist di ING. “I tassi a breve termine dell’area euro dovrebbero restare ancorati nei pressi dei minimi storici. “Con i tassi Usa che invece stanno crescendo in modo sostanziale, ci aspettiamo che l’euro rimanga sotto pressione rispetto al dollaro americano. Se negli Stati Uniti i salari orari mostreranno la crescita del 2,9% su base annuale come ci aspettiamo, l’euro potrebbe scendere in area $1,0450.

La Bce ha rivisto le stime sui prezzi al consumo all’1,7% dall’1,3% nel 2017 e all’1,6% dall’1,5% l’anno successivo, ma ha ricordato che l’andamento è dovuto più che altro al rincaro del petrolio, sottolineando come l’inflazione sottostante rimanga sotto controllo. Nel salutare con favore i miglioramenti macro e in particolare l’abbassamento dei livelli di disoccupazione in area euro, Mario Draghi ha anche puntualizzato che dalla frase introduttiva della sua conferenza stampa consueta che segue ogni decisione di politica monetaria del consiglio direttivo della Bce, è stata rimossa la promessa di ‘usare tutti gli strumenti a disposizione’.

La decisione ha in realtà dato slancio all’euro sui mercati valutari, con la moneta condivisa che è salita sino ai massimi intraday di 1,0617 dollari, in netto rialzo rispetto agli 1,0542 dollari fatti segnare ieri in chiusura. Il livello toccato questo pomeriggio è il valore più alto da venerdì scorso. Il Pil è stato ritoccato al rialzo (dall’1,7% all’1,8% nel 2017, dall’1,6% all’1,7% nel 2018),

La divergenza tra le politiche monetarie adottate in Eurozona e in Usa si sta ampliando. Domani verrà pubblicato il rapporto occupazionale governativo americano, che visti gli ultimi dati sul mercato del lavoro (rapporto ADP del settore privato e richieste di sussidio di disoccupazione) non dovrebbero riservare sorprese negative e impedire alla Federal Reserve di alzare i tassi di interesse nella riunione del FOMC, il braccio di politica monetaria della banca centrale Usa, della prossima settimana. Si tratterebbe della terza stretta monetaria in dieci anni di tempo.

Malgrado l’approccio da colomba, Draghi ha dato qualche soddisfazione anche ai falchi del direttorio, per esempio quando ha chiarito che non c’e più lo stessa necessità di agire con urgenza con nuove misure di stimolo monetario e ha rivelato che non ci sono state discussioni in seno al board della Bce circa la possibilità di avviare un nuovo round di prestiti di favore da concedere alle banche, i cosiddetti LTRO.

Bce verrà giudicata quando abbandonerà QE e tassi sotto zero

Secondo Peter Boockvar, managing director e chief market analyst del Lindsey Group, società di consulenza economica fondata da Lawrence Lindsey, ex direttore del National Economic Council sotto la presidenza di George W. Bush, Draghi ha espresso una visione “ottimista” della situazione, ma con un approccio improntato all’estrema cautela.

“L’euro sta salendo e anche i rendimenti obbligazionari sono ai massimi della seduta dopo che Draghi ha tentato di apparire più ottimista, malgrado le preoccupazioni rimangano le stesse, così come le ‘minacce’ di imporre misure di allentamento monetario se si presenterà la necessità”, dice Boockvar.

Draghi è alle prese con un difficile gioco di equilibrio. Il presidente della Bce riconosce contemporaneamente che i dati macro sono migliorati, che l’inflazione è salita e che i rischi al ribasso sono diminuiti, pur ricordando che l’inflazione ‘core’ (depurata da energia e cibo) è ancora bassa e che i governi dei singoli Stati membri sono ancora troppo lenti a riformare e che “la politica attuale è appropriata”.

Inoltre “Draghi si fa i complimenti da solo quando dice che le politiche della Bce sono state un successo, ma non ha approfondito la questione su cosa per lui è da giudicare un successo: questo verrà determinato soltanto una volta che la Bce abbandonerà completamente il piano di QE e i tassi di interesse negativi”.

I mercati tuttavia, specie quelli obbligazionari e valutari, sembrano accontentarsi delle poche dichiarazioni da falco pronunciate da Draghi, se è vero che l’euro sale e che i rendimenti dei bond europei pure. I rendimenti sulla parte lunga della curva hanno iniziato a crescere intorno alle 14.35, immediatamente dopo che Draghi ha detto che c’è meno un “senso di urgenza” riguardo alle misure di allentamento monetario eterodosse.

In merito ai rischi politici nell’anno delle Superelezioni in Europa dopo l’evento choc della Brexit e la vittoria a sorpresa di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa, Draghi non si è detto preoccupato ribadendo che “l’euro è qui per rimanere”. Senza un mercato unico non esisterebbe nemmeno l’area della moneta unica, ha detto il presidente della Bce, che ha definito l’euro “un canale di solidarietà” e il pilastro del mercato unico.

Ma più che fare grandi proclami, secondo Draghi, sarebbe più produttivo discutere di come aumentare la prosperità e rendere l’unione monetaria più resistente agli choc esterni. Gli Stati membri e i loro funzionari, stima Draghi, continueranno a cooperare in questo senso.

Bce, nessun grande cambiamento prima di giugno

Così hanno invece commentato gli analisti di State Street, Timothy Graf, responsabile della strategia macro di State Street Global Markets, e Antoine Lesné, responsabile EMEA della strategia SPDR ETFs (State Street Global Advisors), hanno così commentato: 

“Il recente miglioramento dei dati economici dell’Eurozona è difficile da ignorare – dice Graf – Sembra che la Bce stia finalmente – e con più forza – riconoscendo il successo degli sforzi compiuti in passato in termini di politica monetaria accomodante. L’incertezza politica in Europa e l’inflazione core ancora bassa continueranno ad alimentare l’atteggiamento cauto dei policymaker per diversi mesi, ma il miglioramento del mercato del lavoro e le migliori dinamiche di crescita in tutta l’unione monetaria dovrebbero almeno consentire una visione politica più positiva. Non prevediamo ancora una significativa alterazione della politica monetaria nei prossimi incontri dato che l’inflazione core rimane bassa, ma la seconda metà dell’anno potrebbe diventare più interessante se continueranno le recenti tendenze dei dati economici “.

Lesné condivide per certi versi i toni ottimisti di Draghi sullo stato di salute dell’economia in Eurozona. “Il miglioramento dei dati economici e del sentiment è destinato a proseguire”. dice. “La Bce riconosce questi sviluppi positivi e, come previsto, sta tenendo una linea necessariamente cauta in attesa che tutti gli ostacoli vengano rimossi dall’agenda europea. Di conseguenza non ci aspettiamo nessun cambiamento di rilievo da parte della Bce nelle prossime riunioni”. Insomma, i grossi cambiamenti dovrebbero arrivare a giugno.

L’inflazione in questo sarà “chiaramente un fattore chiave, dato che la Bce intende esaminare i picchi recentemente raggiunti. Vedremo nel secondo semestre se da un aumento della crescita e da una riduzione della disoccupazione possa derivare un miglioramento dell’inflazione core, che potrebbe portare all’avvio di un reale quanto graduale processo di tapering. Nel frattempo ci aspettiamo che i mercati si concentreranno sulle elezioni della prossima settimana nei Paesi Bassi e sul meeting del FOMC in vista di un potenziale rialzo”.

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