Bce e il capital key: buy sui bond Eurozona, Draghi acquisterà più BTP?

16 febbraio 2017, di Laura Naka Antonelli

La Bce torna a fare da assist ai titoli di stato dell’Eurozona. Nelle minute relative al meeting di gennaio, l’istituto guidato da Mario Draghi ha ribadito i suoi toni da colomba, smorzando i timori sul lancio di una fase di tapering. In particolare, stando a quanto rileva Bloomberg, i bond italiani, spagnoli e portoghesi sono balzati accogliendo la frase secondo cui “deviazioni limitate e temporanee” rispetto ai capital key, “sono possibili e inevitabili”.

Da segnalare che il criterio del capital key stabilisce che la Bce può acquistare debiti sovrani in proporzione alla quota che ogni paese detiene nell’azionariato della Bce stessa.

Una modifica a tale regola avrebbe un effetto positivo sui paesi europei più in difficoltà, in quanto garantirebbe alla Bce di acquistare anche più bond rispetto alla quantità stabilita sulla base della quota di partecipazione al suo capitale che il paese in questione detiene.

In particolare, di capital key si legge laddove le minute parlano della decisione del Consiglio direttivo, nel mese di dicembre, di permettere alla Bce acquisti di asset che abbiano rendimenti anche inferiori a quello del tasso sui depositi (DFR), fissato al momento al -0,4%

Si precisa nel testo della Bce che, “sebbene sia stata data una importanza significativa alla necessità di osservare i limiti stabiliti dai livelli di capital key, è stato anche precisato che deviazioni limitate e temporanee sono possibili e inevitabili. Dunque, c’è spazio per un compromesso tra le deviazioni rispetto ai capital key e le limitazioni poste sugli acquisti di asset che presentano rendimenti inferiori a quelli dei tassi sui depositi”, che al momento sono negativi a -0,4%.

La prospettiva di poter deviare dallo standard capital key ha scatenato immediatamente i buy sui titoli di stato dei paesi che presentano maggiori vulnerabilità di bilancio, come Francia, Italia e Spagna. Bloomberg spiega il balzo dei bond con il fatto che eventuali deroghe all’osservazione del criterio potrebbero tradursi in maggiori acquisti dei titoli di debito emessi da tali paesi, dunque anche di BTP nel caso dell’Italia.

Verbali Bce: politica ultraespansiva a lungo

L’impegno a preservare una politica monetaria ultraespansiva viene ribadito più volte nelle minute:

“E’ importante reiterare che il Consiglio Direttivo rimane pronto a operare aggiustamenti al suo programma di acquisti di asset (APP- Asset Purchase Programmes) , in relazione alla loro dimensione e/o duration, nel caso in cui l’outlook dovesse diventare meno favorevole, o se le condizioni finanziare fossero non più coerenti con gli ulteriori progressi per un aggiustamento sostenuto del percorso dell’inflazione”.

Per programma APP (letteralmente expanded asset purchase programme), si fa riferimento a tutti i programmi lanciati dalla Bce in cui gli strumenti finanziari del settore privato e di quello pubblico vengono acquistati, con l’obiettivo di far fronte ai rischi che derivano da un periodo prolungato di bassa inflazione.

Il riferimento è dunque all’estensione del piano di Quantitative easing di altri nove mesi, ovvero fino alla fine del 2017, che è stata annunciata nel meeting dello scorso 8 dicembre del 2016: meeting in cui la Bce ha reso noto anche che, a partire dal prossimo mese di aprile, gli acquisti di asset avverranno per un valore di non più 80 miliardi di euro al mese, ma di 60 miliardi di euro.

 

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