Bankitalia: corruzione dilaga al Sud “grazie” ai fondi europei

9 agosto 2018, di Alessandra Caparello

La Banca d’Italia afferma che la corruzione è la prima causa della ridistribuzione della ricchezza. Tutto parte dalla politica agricola comune (PAC) dell’UE, le cui sovvenzioni rappresentano attualmente il 39% del bilancio dell’UE (e in passato quasi il 70%), oggetto nel corso degli anni di numerose critiche e vediamo perché.

La PAC finisce per sostenere agricoltori che avrebbero dovuto cessare l’attività molto tempo fa, inviando immense quantità di denaro alle grandi aziende agricole e ai ricchi proprietari terrieri e danneggiando gli agricoltori africani rendendoli non competitivi. Un dramma a cui si aggiunge uno più grande che riguarda il programma redistributivo dell’UE ossia i Fondi strutturali e di investimento europei (FEI), che rappresentano quasi un altro terzo del bilancio. Creare posti di lavoro, rendere le imprese competitive, attuare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile e da ultimo migliorare la qualità della vita dei cittadini. Questi gli obiettivi che si pongono i Fondi e per cui l’Unione europea ha stanziato  351,8 miliardi di euro.

Un recente studio riguardante il Sud Italia, grande destinatario di fondi europei (quasi tutti i 43,8 miliardi di euro che l’Italia riceve vanno direttamente al Sud), ha concluso che “la capacità di questi fondi di compensare le conseguenze negative della crisi economica sembra essere stata limitata”.

Nel complesso, sembra che i fondi, in particolare il Fondo di coesione, abbiano un effetto positivo sulla performance economica, ma l’effetto è piuttosto limitato.

Un documento pubblicato da Bankitalia e intitolato “Possibili effetti indesiderati dei trasferimenti pubblici: evidenze dai fondi strutturali europei al Sud Italia”, redatto da tre studiosi di via Nazionale Ilaria De Angelis, Guido de Blasio e Lucia Rizzica, analizza la relazione tra trasferimenti pubblici e incidenza dei reati contro la Pubblica amministrazione (PA) a livello locale. Ai fini dell’analisi, il lavoro utilizza i dati relativi ai fondi strutturali europei destinati al Sud Italia tra il 2007 e il 2014. E i risultati emersi indicano l’esistenza di una correlazione positiva tra l’ammontare dei fondi europei e il numero di reati contro la PA registrati nel comune di destinazione: a un aumento dei trasferimenti del 10% si assocerebbe un aumento dei reati dello 0,4%. Sebbene tale stima possa risentire di alcune distorsioni, il lavoro propone una serie di controlli a supporto di un’interpretazione causale dei risultati. Ne deriva la rilevanza dei controlli sulle procedure di assegnazione, esborso e gestione dei fondi. In sostanza dice lo studio la corruzione è effettivamente aumentata grazie ai trasferimenti fiscali da parte dell’Ue.

“Le nostre stime suggeriscono che gli esborsi dei fondi UE hanno aumentato in modo significativo il numero di reati commessi da colletti bianchi nel comune beneficiario in un dato anno. In particolare si rileva che l’erogazione di fondi comunitari ai comuni del Mezzogiorno d’Italia è stata associata ad un incremento di circa il 4% del numero medio di reati commessi da colletti bianchi per comune e per anno”.

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