Banche: tutti i grandi nomi che stanno dietro al dissesto

12 dicembre 2017, di Francesco Puppato

L’inchiesta condotta da La Stampa porta alla luce tutti i nomi e i numeri che stanno dietro al dissesto bancario di MPS, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Si tratta circa di cinquecento nomi che con le loro operazioni sono costati 10,6 miliardi di euro ai contribuenti per via delle operazioni di salvataggio a opera del governo.

A spiccare all’occhio sono i componenti del mondo più popolare, ovvero quello calcistico; tra tutti, Roberto Bettega debitore nei confronti di Veneto Banca e Sebastian Giovinco e Vincenzo Iaquinta, soci di una partecipata esposta verso la Banca Popolare di Vicenza.

Seguono poi la famiglia Sensi, all’epoca in possesso della Italpetroli ora nelle mani di Unicredit, che si espose per 73 milioni di euro per sostenere la Roma, e Maurizio Zamparini, ex presidente di Venezia, Palermo e Pordenone, che tramite due società si indebitò per un totale circa pari a 120 milioni di euro: 60 per mezzo della Mare Monte grado nei confronti della Popolare di Vicenza ed altri 60 con la Gasda, questa volta verso la MPS.

Sempre con la MPS, si erano indebitati anche i Mezzaroma, costruttori e proprietari dello stadio del Siena quando militava in serie A (in questo caso si parla di 27 milioni di euro); altro buco di 31,7 milioni è stato quello effettuato dal presidnete del Manotva, Fabrizio Lori, attraverso la società Nuova Pansac.

La lista dei debitori prosegue poi con nomi di enti locali: è il caso di Riscossione Sicilia, che deve 237 milioni di euro sempre alla MPS, piuttosto che della romana Atac, esposta per 49,5 milioni.

Ancora, la Bagnolifutura, che fa capo a Comune di Napoli e Regione Campania ed era incaricata della riqualificazione dell’area, deve 85 milioni di euro alla banca senese.

Arrivano poi anche le Coop, con il colosso edile Unieco e la holding Holmo (che controlla Unipol): il debito totale è di 183 milioni di euro.

Chiude la Saia di Verbania, che era incaricata di rilanciare il polo industriale piemontese ma che, oltre ad aver avuto uno scarso esito, deve 5,3 milioni a Veneto Banca.

Una mala gestione a 360 gradi che, come sempre, finisce per ricadere sui cittadini.

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