Banche: salvataggi regalano immunità a manager artefici dei crac

23 novembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il salvataggio delle banche italiane con i soldi pubblici regala l’immunità ai principali responsabili dei crac. Questo si evince dalle parole di Antonio Cappelleri, procuratore capo di Vicenza che mette al banco degli imputati gli uomini responsabili degli ultimi dissesti bancari, Giuseppe Mussari per Mps, Gianni Zonin per la Banca Popolare di Vicenza e Vincenzo Consoli per Veneto Banca.

Come scrive Libero Quotidiano, il procuratore ha spiegato che se gli istituti non si lasciano fallire, come accade per le aziende, non si può procedere per bancarotta e i beni dei manager che hanno procurato i crac non possono essere sequestrati. Insomma la beffa delle beffe per i risparmiatori che si sono visti azzerare i loro soldi per il crac delle banche in questione. Cappelleri scrive a Casini, presidente della commissione di inchiesta sulle banche.

“Allo stato non esiste una notizia di reato di bancarotta conseguente allo stato di insolvenza della banca Popolare di Vicenza in quanto non è stata dichiarata dal Tribunale una tale situazione che è presupposto giuridico della configurazione del delitto. (…) Il pubblico ministero non ha la possibilità di chiedere un sequestro conservativo ex articolo 316 CPP. Tale forma di sequestro può essere richiesto, al fine di evitare che si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti da reato solo dalle parti civili”.

La domanda che si ci pone dinanzi ai dissesti bancari è perché a pagare non sono mai i manager che hanno portato proprio al fallimento le stesse banche. La risposta è proprio perché invece che fatte fallire vengono salvate da soldi pubblici e senza fallimento non si può contestare la bancarotta fraudolenta e quindi non c’è alcuna notizia di reato. La giustificazione a questo stato di cose, come scrive il quotidiano, è salvare i clienti e i risparmiatori ma in realtà così non è.

 

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