Banche: la caccia ai grandi insolventi

13 gennaio 2017, di Luciano Martinoli

Il “mostro” di turno sull’argomento banche, da sbattere in prima pagina, stavolta è il grande debitore insolvente. Dopo la crisi economica, quella è come il prezzemolo: ci sta sempre bene e dappertutto, la BCE che ce l’ha con noi, i vertici bancari truffaldini, adesso è caccia agli insolventi.

Il ministro Padoan getta acqua sul fuoco e ha recentemente dichiarato che “occorre fare un ragionamento più ampio per distinguere i comportamenti scorretti da quelli sfortunati nell’accumulazione del debito”.

Traduco, prendendomene tutte le responsabilità: fare business, per il quale servono notoriamente soldi, è attività (anche) truffaldina o legata al caso.

Ci può stare, ma possibile che 300 miliardi di euro lordi di sofferenze siano da imputare solo a gente ispirata da disegni fraudolenti o colpiti da sfiga? E se pure così fosse, chi, nelle banche, gli ha dato quei soldi? Seguendo quali criteri? E nei “piani di cambiamento”, recentemente presentati da tutte le banche, vi è un accenno alla modifica di tali criteri per evitare di riparlare, di nuovo. tra qualche anno di debitori “scorretti e sfortunati”?

Purtroppo il cuore centrale del problema, l’incapacità acclarata ed endemica delle banche di comprendere e stimolare l’economia reale, non viene considerata e, al di là dei comportamenti con rilevanze penali di alcuni manager bancari, si continua ad ignorare la colpa più grande del sistema bancario: il peccato di omissione!

  • Omissione nel voler accogliere nuove conoscenze, quelle strategiche, che consentirebbero di riconoscere per tempo i furfanti e gli sfigati.
  • Omissione nell’affrontare seriamente il problema della redditività delle banche, sul quale forse sono incapaci preferendo occuparsi solo di quello patrimoniale (seppur necessario).
  • Omissione nel mettere al centro della loro attenzione i clienti aziendali, ridisegnando l’offerta per loro dalla testa ai piedi grazie alle conoscenze di cui prima.

Allora forse è opportuno lanciare un appello al ministro Padoan. Oltre ad “avviare un programma di educazione finanziaria” a beneficio dei risparmiatori, con risultati importanti (tutelare il loro patrimonio) ma modesti (di certo non si rilancerà l’economia), sarebbe più opportuno, oltre che urgente, avviare un programma di educazione strategica a beneficio di tutto il settore bancario.

Solo così riusciremo non solo ad evitare gli scorretti o sfortunati ma addirittura a redimere i primi (forse) e indirizzare (di sicuro) i secondi verso sorti migliori.

Con benefici per tutti.

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