“Banche italiane rischio principale per sistema Ue”

10 gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Il sistema bancario italiano è meno vulnerabile rispetto agli anni della crisi finanziaria, ma continua ad essere citato come uno degli anelli deboli del panorama europeo. Il coefficiente di solidità patrimoniale medio Cet1 è passato dal 6,9% del 2008 a 14,3% del 2017 (secondo i dati Capital Economics).

Eppure, la forte presenza di titoli di stato italiani nei bilanci delle banche tricolore espone gli istituti a una nuova fonte di incertezza per il futuro, dato che il prezzo di quei titoli dipende strettamente dal giudizio che i mercati daranno alla politica economica del governo. Con la fine del Qe della Banca centrale europea, che aveva contribuito a garantire una domanda aggiuntiva per i titoli pubblici dell’Area euro, il peso del giudizio degli investitori diverrà ancor più presente ed influente.

In questa luce, il ridimensionamento delle promesse elettorali da parte di Lega e M5s sono state viste con un cauto ottimismo. Ma i dubbi, secondo la banca olandese Abn Amro, restano:

Gli sviluppi nel settore bancario italiano sono il rischio principale per tutte le banche europee. Il recente accordo sul bilancio del governo [con la Commissione Ue] non aiuta la deteriorata posizione fiscale del paese. In effetti, è probabile che sia solo peggiorata. Ad esempio, il rapporto debito pubblico/Pil non migliorerà nello scenario attuale”, ha spiegato la banca nel sul Outlook 2019, “ci vorranno molti anni per provare a riparare la situazione fiscale del paese. Ciò lascia ancora vulnerabile il debito bancario italiano”.

Il caso Carige affonda le proprie radici in difficoltà ampiamente precedenti all’insediamento del governo gialloverde. Ma l’esigenza di mostrare una discontinuità con il provvedimento analogo varato per mettere in sicurezza Mps ha spinto il vicepremier Luigi Di Maio a parlare di una potenziale nazionalizzazione di lungo periodo. Un’ipotesi che i commissari straordinari di Carige, così come il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ritengono evitabile in virtù di una soluzione “di mercato”.

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