Banche e loro futuro…

13 febbraio 2018, di Francesco Melillo

Banche e politica.

 

Un binomio che solo l’appuntamento del 4 marzo ha temporaneamente silenziato.

Dopo il parziale successo ancora in corso dello smaltimento degli NPL, la prossima sfida interessa le operazioni di fusione ed acquisizione.

La fusione è un aspetto che se fatto alla pari rappresenta uno stimolo ed un elemento di rafforzamento patrimoniale nonchè a livello di costi.

L’acquisizione ha un’accezione molto più negativa in quanto rappresenta in molti casi una rottura con il passato con l’adozione dei modelli di chi va ad acquisire.

La crisi degli ultimi quindici anni è stato il driver di tutto. L’Italia ha subito dall’estero questo tipo di fenomeno, e talvolta il rafforzamento con aggregazioni interne rappresenta un valido elemento di difesa.

Da deprecare l’uso di questi strumenti per finalità guidate da interessi di pochi. Questi fenomeni sono avvenuti nel caso ad esempio del Mezzogiorno, come nel caso del Banco di Napoli. Ed oggi il tentativo anche se sembra al momento sventato di acquisire la Banca Popolare di Bari.

La direzione per il futuro è stata tracciata e va nella direzione di aggregare, nonostante i numeri italiani non siano fuori dalla media europea. L’auspicio è che la strategia sia costruita solo in funzione dell’interesse economico dei territori sui quali le banche operano piuttosto che per mere conquiste personali.

L’evoluzione dei modelli di business ha fatto il resto. La perdita di competitività del settore più rappresentativo del Paese, ovvero le banche (rappresentano una parte importante del FTSE MIB) non è un caso sia stata alla base della crisi.

Il Governo ha investito sulle banche 20 miliardi di nuovo debito pubblico per risanare le difficoltà. Un investimento è sempre guidato da un interesse.

 

Ulteriori approfondimenti sul tema sono disponibili sul blog dell’autore: BuyMarket – Finanza.


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