Banche centrali, gestori: è la fine dell’era del bazooka

19 giugno 2017, di Daniele Chicca

È la fine dell’era delle politiche monetarie ultra accomodanti: lo ha dichiarato Eric Peters, gestore di punta a Wall Street. Nel commentare le ultime mosse strategiche della Fed verso un irrigidimento monetario, il Chief Investment Officer di One River Asset Management ha parlato di un desiderio evidente di “reprimere” la Borsa americana.

Il gestore ha fatto qualche osservazione interessante su cosa succederà ora che “l’era del Quantitative Easing volge al termine”, come ha puntualizzato anche l’analista di Citigroup Matt King la scorsa settimana. Il risultato è che mentre prima gli investitori erano convinti che in tempi di crisi la banca centrale sarebbe intervenuta in soccorso dei mercati, ora invece se l’indice della volatilità dovesse schizzare al rialzo e la situazione precipitare, “nessuno può essere più sicuro” che arriveranno degli aiuti.

“La scorsa settimana ha segnato la fine dell’era del QE”, dice Peters. “Le banche centrali diventeranno venditrici nette di asset finanziari nei prossimi 2-3 anni”. Le operazioni di acquisto e di stampa di denaro continueranno ancora per un po’ ma la svolta è all’orizzonte ora.

La Fed inizierà il processo di tapering e secondo il gestore a ruota seguiranno le altre grandi banche centrali mondiali. “I canadesi hanno detto che vogliono imporre una stretta monetaria. Il Regno Unito ha appena avuto una riunione con toni da falco, la Cina sta riducendo i livelli di indebitamento e la Bce sta pian piano avvicinandosi al momento in cui abbandonerà” le misure di allentamento monetario. Solo i Giapponesi hanno ancora un atteggiamento da colomba”.

Prima della riunione della Federal Reserve della scorsa settimana, “tutti erano convinti che nel momento in cui il VIX averse raggiunto quota 20, le autorità di politica monetaria sarebbero corse in soccorso. Adesso, nessuno è più così tanto sicuro”.

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