Banche: AD guadagnano 100 volte di più dei dipendenti

16 aprile 2018, di Mariangela Tessa

Un amministratore delegato delle banche italiane può guadagnare oltre 100 volte lo stipendio medio di un bancario del suo gruppo, che deve così lavorare tre vite per avere la stessa retribuzione annuale. E’ il risultato principale che emerge da uno studio del sindacato First Cisl che fa i conti in tasca ai banchieri italiani e segnala multipli fra i loro salari e quelli dei dipendenti che in alcuni casi raggiungono le 40, 50 e appunto 122 volte.

Un divario che per il segretario FIrst Giulio Romani  è inaccettabile e a cui deve essere posto rimedio subito con una legge per “stabilire un tetto”.

Un esempio per tutti. Nel 2017 l’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, ha incassato quasi 5,5 milioni di euro, che equivalgono allo stipendio medio annuo di 122 dipendenti del gruppo.

L’ad di UniCredit, Jean Pierre Mustier, è a meno della metà: 6.200 euro al giorno, inclusa la parte azionaria, per un totale di 2,3 milioni, pari a 53 salari medi del gruppo.

Gli a.d. del Banco Bpm, Giuseppe Castagna, e di Ubi, Victor Massiah, hanno incassato rispettivamente 1,5 e 1,6 milioni di euro, mentre l’ad del Monte dei Paschi, Marco Morelli, ha ricevuto 1,1 milioni, come lo stipendio di 22 dipendenti, il doppio rispetto al moltiplicatore di 10 retribuzioni imposto dalla Ue a luglio quando fu approvato il salvataggio della banca (a partire da quella data il suo stipendio é sceso a 466mila euro lordi ndr).

First chiede dunque una norma che preveda che

“almeno un terzo dei salari manageriali debba essere vincolato all’effettivo conseguimento di obiettivi, verificabili, di natura sociale quali, ad esempio, la crescita dell’occupazione, la stabilità di valore dei prodotti finanziari emessi, la qualità del credito erogato e l’offerta di educazione finanziaria alla clientela”.

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