Bancarotta fraudolenta: i rischi della banca o professionista ai fini dell’antiriciclaggio!

17 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Vittorio FARINA, arrestato!

 

Attività economiche che cessano o aziende che falliscono diventando “insolventi” ai propri impegni verso i fornitori, compreso banche e dipendenti, sono numerose.

Quello che spesso non appare facile è comprenderne le cause che, tuttavia, in qualche caso, grazie al susseguirsi di taluni eventi ne amplificano l’evidenza.

Posta l’esigenza di giustificare sempre il trasferimento di risorse dal conto aziendale al conto personale, in considerazione dell’evidente conflitto di interessi da parte dell’amministratore, a fronte della causale comunemente utilizzata di “restituzione anticipazione socio – attraverso l’esibizione di apposita delibera di autorizzazione da parte del Consiglio di amministrazione o altro Organismo qualificato da custodire nella busta di cassa –  l’attenzione della banca o del professionista deve andare decisamente oltre.

Apprendo oggi dell’arresto di Vittorio Farina – patron della “ILTE  di Torino – Industria libraia tipografica editrice – per bancarotta fraudolenta aggravata.

Cronaca giudiziaria

Stante alle accuse formulate dall’ufficio inquirente sulla scorta di mirate indagini svolte dalla Guardia di finanza, la metodologia utilizzata dall’imprenditore arrestato per giungere al dissesto sarebbe stata quella di sottrarre all’azienda ben cinquanta milioni di euro.

Secondo l’accusa già dal 2010 l’imprenditore ha posto in essere una serie di condotte tutte finalizzate a “distrarre” risorse con il chiaro intento di svuotare le casse in vista della consegna delle scritture contabili in Tribunale: 25 milioni di euro sembra essere stato il passivo accertato!

A mio avviso il paradosso sta nel fatto che operazioni di questa portata sono ancora oggi possibili, nell’assordante  silenzio degli Organi di controllo interni (Collegio sindacale, Consiglieri di amministrazione) e sovente anche di “banche & professionisti”, pure in presenza degli stringenti obblighi antiriciclaggio.

A leggere questi “paradossi” posti in essere dall’imprenditore, sia pure con il senno del poi, ben si comprende l’intento dissimulatorio perpetrato negli anni, volto  a nascondere, occultare o trasferire a terzi l’attivo patrimoniale della società.

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