Banca Marche: il sistema corrotto di cui Bankitalia era al corrente

23 ottobre 2017, di Mariangela Tessa

Nella bufera sulle banche e sui prestiti allegri torna sotto i riflettori il caso Banca Marche. Sulla Stampa in edicola oggi, un’inchiesta di Gianluca Paulucci mette in luce un sistema di corruzione in cui per anni dai funzionari di filiale fino ai massimi vertici aziendali, per anni in Banca Marche dare credito alle imprese significava che qualcuno si sarebbe messo in tasca qualcosa” si legge nell’articolo.

Un sistema finito nel mirino di Bankitalia, che

“vigila, protesta, segnala, ma nulla accade per anni”. Fino a quando “nel 2012 i suoi ispettori beccano due assegni intestati a Banca Marche da 160 mila e 99 mila euro cambiati in 52 assegni da 5 mila euro e versati su un conto dell’allora dg Massimo Bianconi”.

È allora che il vaso è colmo. Bankitalia intima di cacciare il manager:

“La lettera – continua l’articolo – , firmata dal vice direttore generale Luigi Federico Signorini, è di straordinaria durezza per i toni felpati dell’istituto. Le operazioni scoperte «presentano profili di opacità che non appaiono compatibili con la deontologia professionale che deve connotare l’alta dirigenze di una banca». E impone dunque di convocare un cda e «accelerare il processo di identificazione di un nuovo capo dell’esecutivo». Tradotto: Bianconi se ne deve andare, prima possibile. Anche perché era dal 2006 che le varie ispezioni sull’istituto segnalavano anomalie più o meno gravi. Anche se poi, al momento di stabilire le sanzioni, tutto diventava poco più di un buffetto.

Come si rileva nell’articolo:

Il fatto è che in Banca Marche, al di là della concessione di credito senza merito, senza garanzie e senza troppi problemi, c’era molto di più. C’era che per molti di quei prestiti, finiti poi spesso in sofferenza, qualcuno dentro la banca aveva un tornaconto personale. Incassava.

Ricordiamo che commissariata nel 2013, Banca Marche viene messa in risoluzione a novembre del 2015 con Etruria, Carife e CariChieti.

“Da sola – conclude l’articolo – valeva quanto le altre tre. Per oltre due anni tutti i compratori potenziali si sono ritirati. Nel 2014 lo stesso Bianconi provò perfino a ricomprarsela, facendo da intermediario al fondo Colony Capital di Tom Barrack. Per scoprire tutto quanto accaduto sono serviti anni. La giustizia è ancora lontana”.

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