Banca d’Italia: il sonno è finito

28 ottobre 2017, di Giovanni Falcone

Banca d’Italia: il sonno è finito!

 

Oggi leggo sulla stampa specializzata che, a seguito delle note vicende degli ultimi anni che hanno registrato i fallimenti di numerose banche, per assenza di sufficiente “solidità patrimoniale”,  determinata, sembra, al netto delle risultanze, se mai arriveranno, dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta, da “credito allegro” e assoluta assenza di controlli.

Adesso, pare che l’allerta sia massima da parte dell’istituto centrale di vigilanza nazionale sul mondo delle banche, soprattutto nell’accoglimento e valutazione approfondita delle numerose segnalazioni che arrivano costantemente dalla clientela.

Insomma il cliente che diventa un protagonista, considerato da sempre l’anello debole, senza voce, chiamato solo a mettere i soldi, senza fiatare.

A qualcosa sembra che la crisi sia servita: è servita a svegliare “i controllori istituzionali”, quelli che sono pagati apposta per controllare. E da chi sono pagati questi controllori che hanno dormito fino a ieri, dalle banche che devono controllare naturalmente: una barzelletta!

Adesso, si sono svegliati, sotto a chi tocca. Da dove cominciamo?

Forse potevano anche continuare a dormire visto che dal 1° gennaio 2018 la vigilanza di sistema passa alla Banca Centrale Europea.

In ogni caso, avendo avuto qualche esperienza – ho subito cinque ispezioni quando facevo il Responsabile Aziendale Antiriciclaggio nell’ambito di un Gruppo bancario senza un solo rilievo  – periodo 1999/2007 – oltre che augurarvi buon riposo, fra un sonnellino e l’altro se riuscite a trovare il tempo, mi permetto di darvi qualche suggerimento:

  1. Quando mandate una pattuglia per fare una ispezione antiriciclaggio vi consiglio di ascoltare, in primo luogo, il suddetto RAA;
  2. Quando un Istituto di credito, nel quadro dell’ingegneria finanziaria, si inventa un “prodotto finanziario” da sottoporre alla clientela reatail per l’eventuale acquisto, ragioni di buon senso ed opportunità, consigliano una verifica di fattibilità da parte di un  Organo terzo, super partes, in grado di parlare al posto di quel povero disgraziato chiamato a sottoscrivere l’acquisto di quel prodotto. In passato è successo che qualche banca ha venduto prodotti finanziari aventi acronimi in tutto simili ai Titoli di Stato, traendo in inganno il comune risparmiatore convinto di acquistare titoli pubblici.

Basta poco, soprattutto adesso che non si dorme più o almeno, si dormirà meno!

 

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