Banca delle banche centrali: stiamo cadendo nella trappola del debito

25 settembre 2017, di Daniele Chicca

Le banche centrali stanno per cadere nella trappola del debito, che impedirebbe loro di intraprendere le misure desiderate di normalizzazione delle politiche monetarie. Questo per paura di provocare dei default di tutta una serie di società e paesi emittenti di titoli a reddito fisso.

A lanciare l’avvertimento è uno dei massimi responsabili della banca delle banche centrali. Secondo Claudio Borio, a capo del Dipartimento monetario ed economico della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) è giunta l’ora di preoccuparsi meno dell’inflazione e più della stabilità finanziaria.

Il livello molto basso dei tassi di interesse risultato di anni di massicci programmi di acquisto di titoli, destinati a rilanciare l’inflazione, si è tradotto in un livello di indebitamento record: questo fenomeno ha “intrappolato” le banche centrali, secondo Borio, uno degli economisti più provocatori e interessanti in circolazione.

“Le autorità politiche hanno finito le munizioni e diventa sempre più difficile far risalire i tassi di interesse senza provocare danni economici”. Secondo lo studio della Banca delle banche centrali è un problema dovuto all’ingente debito formatosi nel mondo e alle distorsioni dell’economia reale che il ciclo finanziario ha creato.

Le banche centrali sono innervosite dall’idea di riportare i tassi di interesse sulla normalità, perché sono consapevoli dei rischi di solvibilità per alcuni creditori e questo mette a repentaglio la stabilità dell’intero sistema dei mercati finanziari. Imporre strette monetarie troppo presto rischia di avere un effetto boomerang, che i manuali di economia definiscono “trappola del debito”.

Curva di Phillips più piatta per inflazione e salari

Il rischio della “trappola del debito”

Per scongiurare tali pericoli “come minimo sarebbe consigliato allungare l’orizzonte temporale sul quale sarebbe desiderabile riportare l’inflazione vicino alla soglia obiettivo” delle banche centrali, secondo l’opinione di Claudio Borio espressa durante un intervento a Londra.

“Sarebbe meglio utilizzare l’ulteriore margine di manovra così ottenuto per attaccarsi al ciclo finanziario in modo più sistematico”, ha aggiunto Borio. Una simile operazione “potrebbe migliorare la performance macro economica d’insieme e ridurre il rischio della ‘trappola del debito‘.

È un fenomeno che si verifica quando la politica monetaria finisce le munizioni e diventa sempre più difficile alimentare l’inflazione, spiega Claudio Borio precisando che le sue proposte sono volontariamente “provocanti”. “Dobbiamo sistemare i quadri strutturali di politica monetaria”.

L’esempio che offre il banchiere italiano è il seguente: “una maggiore tolleranza alla deviazioni dell’inflazione rispetto agli obiettivi prefissati, aumentando invece il peso accordato alla stabilità finanziaria”.

Nonostante le politiche ultra accomodanti delle banche centrali, l’inflazione fa fatica a surriscaldarsi nella maggior parte dei paesi industrializzati e questo sta innervosendo i banchieri centrali. Nel frattempo i tassi di interesse continuano a restare molto bassi (vedi grafico sotto riportato) nonostante la ripresa dell’economia. È una situazione che non può durare.

Secondo Borio gli economisti commettono un grosso errore se sottovalutano la capacità delle banche centrali a pilotare con cura l’inflazione, senza fretta, soprattutto nel contesto attuale nel quale le nuove tecnologie, le nuove forme di lavoro eterodosse e la globalizzazione possono limitare l’impatto delle loro politiche sui prezzi.

BRI: i tassi bassi e la trappola del debito

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