Azionario, Gartman: raggiunto il picco, “è il giorno della svolta”

14 marzo 2018, di Daniele Chicca

L’azionario ha raggiunto il suo apice e da questi livelli non potrà che scendere. A dirlo è Dennis Gartman, autorevole commentatore di Borsa e analista di mercato la cui newsletter quotidiana è una delle più seguite a Wall Street. Qualche ora dopo aver chiuso le sue ultime posizioni short, Gartman ha di nuovo cambiato idea, e di conseguenza direzione dei suoi investimenti, sulle Borse Usa.

Il famoso guru delle materie prime scrive che “i clienti di lungo corso sanno che non pubblichiamo spesso report che parlano di momento spartiacque e anzi non ne abbiamo scritto uno da tanti anni”. Sicuramente è da diversi anni che non capita, ma “oggi è uno di quei giorni in cui mettiamo in gioco la nostra reputazione.

“Riteniamo che il mercato azionario abbia toccato un importante picco pluriennale dopo la volatilità vista di recente e in seguito all’inversione della tendenza ribassista che ha interessato ieri Dow Jones, Nasdaq, S&P 500 e Russel 2000″.

I picchi di mercato sono difficili da prevedere, spiega Gartman. “Ci vuole tempo perché si sviluppino e sono eventi confusionari, spesso imbarazzanti che talvolta fanno sembrare stupidi quelli che operano nel business del fare pronostici di mercato. Questo succede, perché “si cerca di inserire una tesi in un contesto ancora in evoluzione”.

Tuttavia, “più esaminiamo quello che abbiamo scritto e quello che abbiamo detto nei nostri interventi e in televisione sul movimento di mercato e sulle iniziative delle autorità di politica monetaria, che stanno attuando un processo di rimozione graduale delle riserve in eccesso che hanno iniettato nei sistemi finanziari e nelle economie, e più siamo certi che bisognerebbe andare short oppure non fare trading del tutto sul mercato azionario”, anche in considerazione di quanto sia stato “assolutamente casuale il contesto di mercato negli ultimi due-tre mesi, con i volumi in crescita quando i prezzi si abbassano e in calo quando i prezzi salgono”.

Per i prossimi tempi, secondo Gartman c’è da aspettarsi l’apertura di una fase ribassista. “È questo il momento spartiacque: è giunta l’ora di detenere cash; è l’ora di vendere al primo rialzo; è l’ora di approfittare della debolezza per comprare. Come diceva il poeta T.S. Elliot “ora sbrigatevi, è il momento“. “Possiamo andare lunghi su altri asset, ma non lo faremo con l’azionario. Quando i mercati torneranno a salire di livello, noi ci manterremo ai margini, aspettando il momento propizio per agire” dalle retrovie.

“Abbiamo assistito alle grandi fasi di mercato ribassista e forze questo influenza il nostro modo di ragionare, ma ci ricordiamo bene che il Dow Jones è sceso da quota 1.000 punti a quasi 400 nei primi Anni 70″. Di recente il Dow Jones ha subito un’oscillazione più accentuata in una seduta di quanto non abbia fatto nell’intera estate del 1974.

Al suo picco, ricorda Gartman, tutti erano ottimisti sull’indice azionario e sui titoli più prestigiosi di allora, come lo sono oggi nei confronti dei FAANG (i colossi del settore tecnologico): “ogni singolo trader li aveva comprati, nella convinzione che sarebbero stati invincibili. Molti di quei titoli sono crollati del 50, 60 e persino 80% alla fine della fase del mercato ribassista”.

Con queste parole Gartman lascia intendere che quando il prossimo periodo di mercato azionario orso avrà fatto inevitabilmente il suo corso, c’è da aspettarsi cali simili per alcuni dei titoli che ora risultano più cari e gettonati.

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