ATTENZIONE ALLE FRODI FINANZIARIE VIA INTERNET

20 dicembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Mercoledi’ 15 dicembre, le autorita’ federali americane hanno fermato due uomini d’affari dello Stato della California con l’accusa di aver manipolato il prezzo di un titolo apparentemente insignificante, divulgando false notizie su Internet. Il giorno successivo all’arresto, il titolo oggetto della speculazione saliva fino ad un massimo del 166%.

Sembra opportuno precisare, tuttavia, che la societa’ di Dallas al centro dello scandalo, NEI WebWorld (NEIP), rappresenta essenzialmente un involucro vuoto avendo dichiarato bancarotta proprio un anno fa, anche se occasionalmente qualche migliaio di azioni viene ancora quotato sul mercato ristretto della National Association of Securities Dealers, il Nasdaq.

Non e’ sorprendente, comunque, che anche dopo l’annuncio dell’arresto, gli investitori continuavano ad avere fiducia nel titolo. La frode era stata cosi’ ben congegnata che le informazioni diffuse su tre rispettabilissimi siti di finanza risultavano ancora attendibili e molti continuavano a credere in una prossima acquisizione di NEI WebWorld da parte del colosso californiano LGC Wireless senza che nessuna delle due aziende coinvolte potesse compiere alcuna mossa per smentire.

In particolare, la voce di questa fusione veniva convalidata dalle molte notizie apparse su un sito web di finanza dove, tra l’altro, solo fino a meta’ novembre il titolo veniva citato al massimo una decina di volte e nel mese di ottobre le azioni venivano contrattate solo per tre giornate in totale. Il 13 novembre, tuttavia, una serie di notizie facevano scatenare l’interesse su quella particolare azione. Il sito in questione, infatti, riportava una serie di messaggi, tutti di persone identificate da vari pseudonimi, con i quali si dava adito al possibile acquisto di NEI WebWorld.

Dopo accurate indagini le autorita’ federali e quelle di borsa, grazie anche all’aiuto di tre societa’ specializzate, sono arrivate all’identificazione dei due uomini che si nascondevano dietro i vari alias dei messaggi Internet, e hanno posto sotto arresto Arash Aziz-Golshani e Hootan Melamed. Questi, con la complicita’di un terzo uomo, Allen Derzakharian, sono adesso accusati dalla Securities and Exchange Commission (SEC), ossia l’equivalente Usa della nostra Commissione di Vigilanza sulla Borsa, di aver diffuso sui siti web di Yahoo!Finance e FreeRealTime, false informazioni con un fine speculativo. Secondo la documentazione prodotta, solo su Yahoo!, per esempio, sono stati scoperti 406 messaggi scritti usando ben 47 pseudonimi diversi.

I tre uomini vengono inoltre sospettati di aver comprato, prima che la false notizie venissero diffuse e la frode avesse inizio, circa 145 mila azioni, corrispondenti al 97% di titoli scambiate, di NEI WebWorld, al prezzo di 13 centesimi. Lunedi’ 15 novembre il titolo apriva a 8 dollari e solo dopo le 10:30, quando la quotazione era salita a 15,31 dollari, Aziz-Golshani e Melamed iniziavano a vendere le azione accumulate nei giorni precedenti arrivando a guadagnare 364 mila dollari, circa 700 milioni di lire, facendo cosi’ precipitare l’azione fino ai livelli iniziali di 12 centisimi. Giovedi’ il prezzo si stabilizzava a 31 centesimi.

La truffa, tuttavia, ha avuto vita breve e le autorita’ di borsa (forse grazie anche all’aiuto e al fiuto di alcune societa’ di intermediazione rimaste coinvolte), hanno trovato i tre uomini prima ancora che questi potessero festeggiare col bottino.

Inoltre, alcuni dubbi si erano gia’ fatti sentire sui siti scelti per la frode; in particolare un lettore, nascosto dallo pseudonimo ”qpi”, aveva fatto saper di essersi messo in contatto con LGC Wireless, che aveva negato ci fosse una fusione in arrivo. Tale messaggio in seguito veniva smentito dallo stesso Aziz-Golshani; in uno dei suoi e-mail camuffati l’uomo ha perfino accusato di ”cattive intenzioni” l’utente ”qpi”, dando la colpa alle societa’ di intermediazione per il far soldi alle spalle dei piccoli investitori.

La Commissione di Vigilanza sulla Borsa sta ancora indagando sull’accaduto e non si pronuncia ne’ sul numero preciso degli investitori che hanno perso somme di denaro spinti dall’effetto speculativo innescato dalla frode, ne sul ruolo giocato dalle societa’ del settore. Per parte sua, Anthony Broy, presidente di un importante broker di intermediazione finanziaria per il mercato Nasdaq ed uno dei primi a fiutare l’inganno, fa notare che anche se le perdite registrate dalla sua societa’ sono ingenti, quelle degli investitori singoli sono state sicuramente maggiori.

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