Ecco perché non danno le notizie

Editori dei quotidiani che incassano milioni di euro dei fondi pubblici conferiti loro annualmente dallo Stato - cioè da noi contribuenti - pagano i loro collaboratori dai 2 ai massimo 5 euro ad articolo.
La proposta dell'onorevole Meloni</b> prevedeva l'istituzione di una "commissione specifica" per impedire che le testate sfruttassero i giornalisti.

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La proposta dell'onorevole Meloni</b> prevedeva l'istituzione di una "commissione specifica" per impedire che le testate sfruttassero i giornalisti.

Il contenuto di questo articolo - pubblicato da Byoblu, videoblog di Claudio Messora - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma - Gli editori dei quotidiani che incassano i milioni di euro dei fondi pubblici conferiti loro annualmente dallo Stato - cioè da noi - pagano i loro collaboratori 2 euro ad articolo. Ma ancora più spesso assolutamente nulla. L'Ordine dei Giornalisti ha chiesto a circa 1000 giornalisti freelance e 4000 giornalisti professionisti di una sessantina di testate, fra cui molte nazionali, di rivelare le condizioni in cui lavorano.

Alcuni esempi? "La Voce di Romagna", che paga un articolo 2 euro e 50, e "Il Nuovo Corriere di Firenze", che offre ai collaboratori forfait mensili da 50 a 100 euro. Ad entrambe le testate vanno contributi pubblici per oltre 2 milioni e mezzo di euro l'anno. "La Repubblica" (che rientra nel contributo al "gruppo l'espresso/la repubblica" di oltre 16 milioni di euro) paga 30 euro un articolo di 5000 – 6000 battute. "Il Messaggero" (circa un milione e mezzo di contributi) paga al massimo 27 euro ad articolo. L'"ANSA" paga 5 euro per ogni lancio. L'"APCOM" offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l'evento assegnato non si realizzi. "Il Sole 24 ore" (oltre 19 milioni di contributi l'anno) paga 50 centesimi a riga. "Libero" (5 milioni e 451 mila euro di contributi) dà 18 euro anche per un'apertura. "Il Manifesto" (oltre 5 milioni di contributi) pare non paghi alcuno degli articoli scritti dai collaboratori, neanche per le aperture.

Tutto ciò dimostra come quello del giornalista freelance (la categoria che si è potuta permettere il lusso di rispondere al sondaggio) sia uno dei lavori più precari e meno retribuiti dell'intero paese. E, di conseguenza, sia sottoposta a ricatto quotidiano, per cui poi non ci si può lamentare se certe notizie non vengono date, o vengono date in cinque righe e mezza a pagina sette. Gli editori infatti si inchinano schettinamente alle richieste del governo di turno, per non perdere il pingue finanziamento, mentre le grandi firme del giornalismo si guardano bene dal mettere in risalto le cose scomode per non perdere il posto molto ben retribuito. Dulcis in fundo, i collaboratori non possono permettersi scoop o rivelazioni perché ricattati con contratti capestro. Sembra che il coraggio sia ormai una prerogativa per soli blogger.

Ecco perché sarebbe stata importante la proposta di legge dell'Onorevole Meloni, che prevedeva l'istituzione di una "commissione specifica" per impedire che le testate sfruttassero i giornalisti precari e non applicassero retribuzioni adeguate, escludendo i trasgressori dai contributi pubblici. Ecco perché questa legge sarebbe stata un caposaldo per l'inizio di una nuova trasparenza dell'informazione e per garantire giustizia sociale sui posti di lavoro. Ecco perché, dopo essere stata approvata dalla Camera, di questa stessa legge è appena stata fatta carta straccia al Senato, per la meritoria opera demolitrice di Elsa Fornero.

L'Italia è piena di giornali di partito, di corrente o di condominio che campano con i soldi dei contribuenti e riempiono le loro redazioni di giovani e meno giovani, precari e sottopagati, mantenendoli sotto la soglia della povertà per meglio servire le istanze del Governo di turno. Molti di questi "Editori" da due euro al pezzo, magari, pagano anche con un anno di ritardo. Oppure, dopo un certo numero di articoli "pagati" (si fa per dire), pretendono tutti gli altri pezzi a titolo gratuito. Altri, invece, danno al massimo forfait mensili di 50 - 100 euro. Intanto Luigi Gubitosi, neo d.g. Rai, viene stipendiato con 650mila euro l’anno, sempre per la famosa storia della "spending review".

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007 - 29/07/2012 15:08
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56 commenti
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scusatemi ma se un  azzienda va male lo stato gli da dei soldi annualmente .

cosi i giornali se non riescono a vendere il loro prodotto perche lo stato deve dare dei soldi aiutare economicamente e' assurdo  anche qui centra la politica perche le testate giornalistiche fanno comodo a loro ti fanno sapere cio che vogliono manipolando i testi e i giornalisti non posso dire di no visto che mi dai dei soldi infondo all anno , azzienda chi

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anniruggenti - 28/07/2012 23:11
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398 commenti
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hanno tagliato le province... perchè non tagliano questi costi inutili per la Nazione.... io sono anni che non compro più un giornale e come me tante persone... ora mi domando ma perchè si atteggiano ancora a grandi padri della patria?  Ma ci facciano il piacere!!!!!!!

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mario789 - 28/07/2012 16:35
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6688 commenti
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natascia - 28/07/2012 16:06
alcuni degli argomenti ai quali hai accennato sono trattati in questo film di circa 2 ore

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ZGK4PO_TOeE

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