"No agli stipendi d’oro della casta": referendum rischia di saltare

Raccolte 200mila firme che pero' potrebbero presto finire al macero per un errore grossolano - o per dolo - dei suoi promotori. Sui social media e' una delle notizie piu' virali, ma i grandi media la snobbano.
Mancano solo 10 giorni alla scadenza del deposito firme, ma i promotori del referendum ancora non danno l'adeguata copertura alla raccolta.

Ingrandisci la foto

Mancano solo 10 giorni alla scadenza del deposito firme, ma i promotori del referendum ancora non danno l'adeguata copertura alla raccolta.

Il contenuto di questo articolo - pubblicato da Diritto di Critica - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma - Sui social network sta diventando uno dei post più virali. Un referendum contro la casta, "che i politici stanno boicottando" e del quale "i giornali non parlano perché sotto ricatto". A molti è sembrato uno scherzo di metà luglio, periodo di magra dell’informazione politica italiana. Ma sembra tutto vero.

Un referendum anti-casta, forse. Insomma, un referendum di cui nessuno parla perché altrimenti "la casta trema". Un voto che "taglia gli stipendi d’oro dei parlamentari". Sui social network, si sa, non c’è miglior messaggio virale di questo: "politici ricchi e corrotti, ora ve la facciamo vedere noi". Così decine – o forse centinaia – di migliaia di utenti Facebook hanno condiviso sulla propria bacheca un’immagine che ricordava loro che colpire la casta si può. Basta recarsi al proprio comune di appartenenza e mettere una firma. "Finora abbiamo raccolto 200mila firma, ne servono altre 300mila entro il 26 luglio", spiegano gli organizzatori. Eppure molti si sono recati davvero al proprio comune ricevendo un’unica risposta: "noi non ne sappiamo nulla". Ma non si tratta di un bluff. Piuttosto sembra che l’intoppo riguardi problemi organizzativi dei promotori (che si raggruppano intorno ad un fantomatico partito politico dal nome "Unione popolare"). Infatti, nonostante manchino solo dieci giorni alla scadenza del deposito delle firme, non sono stati ancora in grado di dare adeguata copertura alla raccolta.

Abolire gli stipendi dei parlamentari? No, solo la diaria. Ma questo è solo l’ultimo dei problemi di questo strano referendum. In primo luogo ciò che si dice su Facebook non rispecchia realmente la portata del quesito. Infatti, un referendum che chiedesse l’abolizione dello stipendio dei parlamentari risulterebbe incostituzionale. E a quanto pare gli organizzatori su questo sembrano abbastanza informati. Così, il quesito chiede l’abolizione dell’articolo 2 della legge 1261 del 1965 che stabilisce una diaria per i giorni trascorsi a Roma dai parlamentari durante i lavori di Camera e Senato. Circa 3.500 euro al mese per ogni deputato e senatore, per un risparmio annuo di 50 milioni di euro. Certo, a chi fa notare che il risparmio è inferiore al costo dello stesso voto, gli organizzatori rispondono che si tratta di una questione di principio, un messaggio chiaro da lanciare alla casta in un periodo di ristrettezze economiche.

Inammissibile, per un errore (grossolano). Se in questo modo il referendum è inattaccabile sotto il profilo costituzionale (anche se si è scelta di conseguenza una linea più "morbida" rispetto alle aspettative), non può essere accolto, non per il quesito, ma in base ai tempi di raccolta delle firme. Infatti, l’articolo 31 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 stabilisce che "Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime". Poiché si voterà, per scadenza naturale, nel 2013, nel 2012 (anno antecedente a quello del voto) non si può depositare richiesta di referendum. Così, le firme finora raccolte andranno al macero per un errore evidente di chi, forse per farsi pubblicità, è stato poco attento alle varie norme referendarie. Tuttavia, qualcuno meno sprovveduto riuscirà un giorno a far votare i cittadini sullo stipendio dei propri parlamentari, ma non sarà questo il caso.

Per contattare l'autore Twitter @PaoloRibichini

Copyright © Diritto di Critica. All rights reserved

VOTA L'ARTICOLO

GIUDIZIO
 88%

VOTA

2
1
0
0
0
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Eccellente
Molto buono
Così così
Scarso
Non ci siamo
COMMENTI
traderg7 - 17/07/2012 09:07
8
id utente 122551
utenti registrati 141643
utente da ago 2010
127 commenti
popolarità 29

Senza bisogno di referendum o leggi di iniziativa popolare: Noi nel programma (che è blindato da atto pubblico e non una banderuola al vento!) lo abbiamo scritto chiaro, taglio drastico di prebende e del numero dei politici (tutti!). Queste iniziative (referundum e forconi vari) servono a disturbare i nuovi partiti che onestamente e seriamente stanno chiamando a raccolta le persone che realmente vogliono cambiare le cose.

Non abbiamo mai visto

...
1 Commenta Quota Segnala
Questo commento piace a
Utente Certificato
ferrigus - 17/07/2012 08:54
7
id utente 125294
utenti registrati 141643
utente da nov 2010
394 commenti
popolarità 107

Quale casta ? si concentrano le attenzioni su senatori e parlamentari.

Giusto !

ma la casta è anche nel più piccolo comune con 1000 anime dove il segretario comunale costa 120.000.00 euro l'anno.

vogliamo parlare  dei consiglieri regionali ?

ufficio commercio : comune , provincia, regione

assessori comunali allo sviluppo ???????

 comandanti dei vigili urbani ? - -  Genova 210.000.00 euro all'anno (

...
1 Commenta Quota Segnala
Questo commento piace a
ROBYLUCCHI - 17/07/2012 07:00
6
id utente 53160
utenti registrati 141643
utente da ott 2001
preferito da 8 utenti
6948 commenti
popolarità 160

i referendum.  l'ennesima presa per il..chiurlo...gli unici che guadagnano qualcosa sono i promotori.

0 Commenta Quota Segnala
» Leggi tutti i commenti