Il taglio è stato dello 0,25%, come da attese. A zero il tasso sui depositi. Se la crisi continuera' a compromettere la crescita nell'area euro, la Bce si spingera' dove nemmeno la Fed ha osato. Draghi: "Incertezza su outlook economia, permangono rischi recessione".
L'euro ha ceduto ancora piu' terreno dopo la decisione della Banca Centrale Europea, scivolando a $1,2487 sul dollro (-0,16%).
New York - Mario Draghi, numero uno della Bce, spiega la decisione di tagliare i tassi di interesse dell'Eurozona allo 0,75% dall'1% dove si trovavano dall'inizio dell'anno, nel corso della conferenza stampa successiva all'annuncio. Il tasso sui depositi è stato portato allo zero dallo 0,25%, mentre quello marginale e' stato ridotto all'1,5% (-25 punti base).
"Le aspettative sull'economia sono inalterate, con una inflazione al 2%", inizia con il dire il banchiere fiorentino, aggiungendo che "sull'outlook economico permane una grande incertezza" e che "la crescita dell'economia Ue è rallentata": di fatto, "permangono i rischi per la recessione" nell'area. I rischi sulla crescita sono rappresentati "dalla finanza, dall'energia e dalle commodities"; l'economia dell'Ue appare "troppo frammentata e instabile" e ora assistiamo a "un indebolimento della crescita in tutta l'area euro, compresi i paesi che prima continuavano a crescere". In ogni caso le "attese sulle pressioni dei prezzi al consumo rimangono moderate". "L'inflazione dovrebbe calare ancora nel 2012 e tornare al di sotto del 2 per cento nel 2013".
Draghi afferma anche le misure straordinarie messe in atto dalla Bce "non possono che essere temporanee" e che bisogna ancora valutare gli effetti delle operazioni di LTRO -maxi iniezioni di liquidità che sono avvenute in due occasioni e che si sono tradotte in erogazioni di finanziamenti alle banche per un periodo di tre anni e a un tasso fisso -; queste operazioni, insieme ai provvedimenti sui tassi, vengono definite come "misure di stimolo all'economia". In particolare, il taglio dei tassi odierno è avvenuto proprio "per facilitare gli effetti LTRO per il credito all'economia". Insomma, gli interventi sui " tassi e le operazioni LTRO", insieme, sono manovre che dovrebbero produrre "stabilità". Finora "gli effetti dei prestiti LTRO si sono già visti sui prezzi, ma devono penetrare di più". E comunque, il contrasto al credit crunch deve avvernire con misure sistemiche, non solo attraverso l'LTRO".
Sui conti pubblici dell'Eurozona, "le riforme fiscali e di bilancio vanno ulteriormente implementate". Commentando l'esito del Consiglio europeo, Draghi appoggia "l'utilizzo fondi strutturali per aumentare la fiducia e la stabilità" e che l'utilizzo di "ESM e EFSF sia efficiente sia per gli Stati che per le banche" e in definitiva il direttore accoglie positivamente la proposta dello scudo anti-spread.
Negli ultimi giorni sui mercati si erano rafforzate le speranze di un taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, che in generale sembra avere sempre piu' la strada spianata su nuove misure espansive.
Anche perche' nel frattempo l'inflazione risulta stabile e non manda segnali di possibili rischi rialzisti, mentre la dinamica del credito bancario verso il settore privato continua ad indebolirsi, tanto da registrare un valore negativo nel confronto annuo a maggio. Questo nonostante gli oltre 1.000 miliardi di euro di rifinanziamenti agevolati a lungo termine, prestiti a 3 anni, iniettati a cavallo d'anno dalla stessa Bce nelle banche.
L'euro ha esteso le perdite in seguito alla decisione della Banca Centrale Europea, scivolando sotto $1,24 nei confronti dollaro (oltre -1%). Prosegue il selloff sui titoli di stato di Spagna e Italia.
Da inizio anno il costo del denaro nell'Unione valutaria era bloccato all'1%, un valore che gia' di per se' rappresentava il minimo storico, ma che continuava a garantire ancora un margine di riduzione.
C'e' gia' chi specula sul fatto che il banchiere fiorentino si spingera' dove Ben Bernanke, numero uno della Federal Reserve, non ha mai osato, aprendo la strada a una nuova era di tassi di interesse a zero. Portare il tasso sui depositi allo zero o anche piu' sotto vuol dire che le banche devono pagare un tasso per il "privilegio" di detenere soldi.
Se da un lato la riduzione dei tassi bancari sui depositi puo' alimentare la fiducia, stimolando le attivita' di prestito e aumentando la crescita, dall'altro rischia di ridurre a zero - e persino sotto tale soglia - il tasso dei depositi overnight nelle banche. Che un tempo era considerato un ostacolo da non superare mai per le autorita' di politica monetaria, perche' rischia di indebolire quegli stessi mercati monetari che cercando di ravvivare. Ora non e' piu' un tabu'.
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@quipercaso scusami qual'è stata la tua analisi di
comunicazione per cui tu possa pensare che la gente arrivi a leggere
tutto quello che hai scritto? un
saluto
Simone vuole sapere
com'è andata a Cesena. Se ne può parlare...
Intanto, la giornata era
iniziata bene. Al risveglio, a casa dell'amico
...
@quipercaso scusami qual'è stata la tua analisi di comunicazione per cui tu possa pensare che la gente arrivi a leggere tutto quello che hai scritto?
un saluto
Simone vuole sapere com'è andata a Cesena. Se ne può parlare...
Intanto, la giornata era iniziata bene. Al risveglio, a casa dell'amico che mi ospitava, avevo trovato sulla porta del frigorifero questa perla di saggezza, appena offuscata dalla penombra del mattino:
E con questo, la giornata era senz'altro guadagnata. Sai quante volte ci toccherà far ricorso a questo anonimo!
Poi il viaggio, molto snello.
Arrivo a Cesena, incontro Ecodellarete (ssd, che non vuol dire Settore Scientifico Disciplinare, ma Santo Subito Dopo), e com'è come non è ci rechiamo sul luogo.
A me già mi giravano a prescindere. La torsione del funicolo era in agguato. La sera prima mi avevano scritto per dirmi che avrei potuto parlare dieci minuti meno del previsto (20 invece di 30), e per dettarmi il contenuto del mio intervento (relazioni fra esportazioni e creazione di moneta). Sempre per la serie "i colleghi non sono jukebox". Poi c'è gente che pensa che io sia irascibile. Tutt'altro. Il barone di Charlus che è in me aveva prontamente represso il proprio scatto di ira così visceralmente Guermantes, lo sprezzante "j'ai vu tout de suite que vous n'aviez pas l'habitude", e con santa e cristiana rassegnazione si era messo (alle 5 di mattina) a riscrivere per la terza volta la presentazione. Sì, perché a questo punto mi correva l'obbligo di significare in venti minuti agli astanti quanto fosse semplicistico cercare in Molto Malcongegnate Teorie (MMT) la teriaca dei nostri mali economici, ma di farlo in modo che i poverini non si sentissero offesi. Perché si sa, l'intelligenza, quella sì, è asimmetrica, e non alla tedesca. Chi è in surplus purtroppo deve soccorrere chi è in deficit. E la vera beneficenza, si sa, è tanto più anonima, quanto più la Natura è stata matrignissima...
Del resto, anche se capisco che prima o poi toccherà far così anche a me, per sopravvivere, io detesto cordialmente i colleghi che vengono invitati a parlare di una cosa, e poi parlano di tutt'altro, semplicemente perché non gli andava di prepararsi. Quello che non mi piace negli altri mi piacerebbe ancor meno in me: e così mi sono preparato (mentre il debito di sonno cresceva...).
Naturalmente Eco troncava, sopiva... "Sai, l'inesperienza... Sai, la gente non sa, non si rende conto... Ma tu devi essere indulgente...". E io indulgente ero. Certo, mi rodeva un po' pensare che per venire a fare il mio discorso a persone che pensavano di avere già la verità in tasca (monetasovranamonetasovranammonetasovrana) avevo rinunciato alla soddisfazione di chiedere al prof. Baglioni, in un prestigioso studio televisivo, com'era quella storia che l'aggancio all'euro aveva portato alla convergenza nominale... come previsto dal prof. Giavazzi!
Per tutto il resto c'è Mastercard...
Così, arriviamo in un posto molto, ma molto colorato:
e, come il caso vuole, a mano a mano che io mi rilasso, Eco comincia a incazzarsi:
perché, come dire: per me la strada era tutta in discesa, mentre per lui si prospettava tutta in salita: niente luci, niente schermo, ecc. Difficile fare una ripresa...
Quello che ho detto, se vi interessa, è qui. Ci sono cose che sapete già, e un paio di cose che vengono dal mio ultimo lavoro. Magari ne parliamo in modo più disteso, del ciclo di Frenkel, delle euroillusioni ottiche, ecc., con calma, nei prossimi post. Intanto guardatevi il video:
magari aiutandovi con le slides. Dico un paio di lievi imprecisioni. Ad esempio, dico che il dibattito sul manifesto era stato dichiaratamente anti-euro, quando sapete che era stato dichiaratamente pro-euro. E chissà quante altre ne troverete anche voi. Ma spero che il senso sia chiaro, soprattutto per quanto riguarda la relazione fra moneta e crisi.
Va da sé che la domanda con la quale la presentazione termina non ha avuto risposta, perché non poteva averla. E non perché sia una domanda difficile. Ma perché la risposta è no. Il problema è molto semplice: posto che nella trama del film già visto due elementi essenziali sono la divergenza nei tassi di interesse e di inflazione, divergenza che è il motore del meccanismo cumulativo che conduce alla catastrofe finanziaria della periferia, ciò posto, c'è qualcosa nella Maldestra Meditazione Teorica (MMT) sulla moneta che mi garantisce che con una Bce che si conformi ai suoi divini precetti queste divergenze sarebbero livellate? Una Bce a monetasovranamonetasovranamonetasovranamonetasovranamonetasovrana riuscirebbe a far sì che l'inflazione in Lucania sia la stessa che in Turingia?
La risposta ovviamente è no, perché l'inflazione non dipende, se non indirettamente e in circostanze particolari, dalla gestione della moneta. Altrimenti, con una moneta unica qualsivoglia, sovrana o suddita, questo ognuno lo vede, avremmo avuto un'inflazione unica, e non staremmo nei problemi nei quali stiamo (alimentati dai differenziali di inflazione). Ma si sa, c'è voluta una teoria autoproclamatasi moderna per chiavare in testa agli anatroccoli l'equazione di Fisher, che poi, ricordiamocelo, è quel genio che nel marzo del 1930 non aveva ancora capito che il mondo era in crisi. Gli economisti post-Keynesiani hanno creato dei discepoli pre-Keynesiani (pre-curva di Phillips, ad esempio). Paradossi della storia economica possibili solo in un paese di schiavi nel quale, come diceva Flaiano, la realtà supera la fantasia. Certo, difficile ammettere: "quello che a noi sembra così importante non serve a una beneamata fava". Quindi, meglio glissare. Ma va bene così, io non sono polemico: sono etilista, e quindi, fatto il mio discorsetto, mi sono serenamente dedicato al trebbiano, in ottima compagnia. Qualcuno comunque credo abbia capito. L'unica Bce buona è quella morta. E la monetasovrana viene utile eventualmente dopo aver sepolto la Bce, cioè nell'ambito nazionale (e non è una cosa molto diversa da quella che praticavamo negli anni '70).
In altre parole, MMT no grazie per ora e per sempre. Sono molto grato a Sergio Cesaratto di volerci perder tempo, ma a me sembra che veramente non sia il caso di mettersi a discorrere con il guru della Mirabile Mistificazione Teorica (MMT), la cui visione è completamente distorta e anche, come dire, viziata da una certa mancanza di cultura economica. Perché, caro Sergio, il problema non è solo quello che tu evidenzi, e che ai lettori qui è ben chiaro da tempo, ovvero che, come tu limpidamente dici:
"full monetary sovereign, that is the power of a country to issue a non-convertible currency that is fully accepted for domestic and foreign payments, is not, with the possible exception of the US, a full prerogative of all countries and, therefore, the panacea MMT exponents envisage"
Questo è un modo molto giusto, ma anche molto parziale di vedere le cose, ed è un modo che, una volta di più, viola un principio fondamentale della vita (non dell'economia): non ci sono free lunch. Il problema è che nemmeno gli Stati Uniti possono fare del tutto come gli pare. Una foreign constraint ce l'hanno anche loro, ed è il banalissimo dilemma di Triffin, che chiunque si occupi diglobal imbalances conosce (lo ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia). Se uno stato assume (generalmente con la forza) il ruolo di fornitore dello strumento di liquidità internazionale, gode sì del potere di signoraggio (il privilegio esorbitante che tanto infastidiva i francesi), ma (ubi commoda ibi et incommoda) poi deve decidere se dimensionare l'offerta di moneta sulle esigenze proprie (e mandare il mondo in deflazione) o su quelle del mondo. Se prende quest'ultima decisione, allora si troverà in una posizione strutturalmente deficitaria, perché nella sua bilancia dei pagamenti a un'offerta netta di liquidità internazionale necessariamente corrisponderà una domanda netta di beni esteri, come ho ricordato (non spiegato, perché la cosa è banale), qui.
Del resto, perdonatemi, ma ce lo siamo detto, no? Lo sappiamo: se vuoi fare la banca, devi prima indebitarti (coi depositanti). Ecco: anche gli Stati Uniti sono strutturalmente in posizione debitoria netta per il fatto di essere la banca del mondo (nel senso circoscritto di istituzione che crea lo strumento di liquidità fiduciario sul quale si basa la circolazione internazionale delle merci e dei capitali, il dollaro, e anche in quello un po' più ampio di istituzione che fa raccolta a breve - TBill - e impieghi a lungo - Ide). Puoi vederla come l'ipotesi del saving glut di Bernanke: l'eccesso di risparmio mondiale si riversa negli Stati Uniti (cioè: chi ha eccedenze finanziarie nel resto del mondo le investe in titoli americani) perché il dollaro è liquido e privo di rischio paese. Un'altra cosa che tutti gli economisti internazionali conoscono, tranne alcuni americani moderni, viene da pensare, tant'è che Wray ne parla come fosse un'idea sua ("we can even view the current account deficit as resulting from a rest of world desire to accumulate net savings in the form of claims on the country"), quando invece è notoriamente un'idea espressa da Bernanke sei anni prima.Ovviamente a Wray, che si vuole di sinistra, dà fastidio ricordare che il suo paese assorbe i due terzi delle risorse finanziarie nette rese disponibili dal resto del mondo (risorse che potrebbero essere più utili in altre parti del globo, viene da pensare). Sono note le sue liti su questo punto con colleghi meno usacentrici. Ma il punto non è questo. Il punto è che se gli altri comprano la tua carta, possono farlo per tanti motivi, compreso che tu sei tanto fico e tanto sovrano, ma alla fine della fiera tu ti stai indebitando. E come nel caso degli Ide, il bicchiere puoi vederlo mezzo pieno, o anche tutto pieno, ma alla fine si rovescia. La posizione debitoria strutturale alla quale gli Stati Uniti sono condannati dal loro privilegio esorbitante li conduce, e ci conduce, a periodiche crisi finanziarie. Il Nixon shock e il Lehmann shock alla fine non hanno un'origine così diversa come potrebbe sembrare. Quello che ha condotto alla sospensione della convertibilità, o alla bolla dei subprime, alla fine è la stessa cosa: la posizione strutturalmente deficitaria assunta dagli Stati Uniti per i motivi evidenziati da Triffin nel 1960. La bolla dei subprime era gonfia di liquidità e, come in tutti i casi di crisi finanziaria che Roberto Frenkel elenca (e che io riporto nel pdf linkato sopra) la liquidità veniva in buona parte dall'estero. Non ci sarebbe stato tanto credito a buon mercato negli Stati Uniti se tanti risparmiatori in tutto il mondo non avessero convogliato le loro eccedenze finanziarie negli Stati Uniti. E se non ci fosse stato credito a buon mercato, non ci sarebbe stata la bolla immobiliare. Gli Stati Uniti non fanno come gli pare perchè hanno la monetasovranamonetasovrana. Gli Stati Uniti fanno come gli pare solo perché poi il conto lo paghiamo anche noi. ASAT (as simple as that). La morale della favola, quindi, è che la monetasovrana non è di per sé una panacea nemmeno per chiapparentemente se la può permettere.
Per inciso, vorrei anche ricordare che in tutti i casi di crisi finanziaria dei quali parla Roberto, e comunque in tutte le crisi dell'eurozona, i deficit gemelli non sono quello pubblico e quello estero, ma quello privato e quello estero. Quindi, comunque, in tutto il ragionamento che riporti, c'è qualcosa che non va: perché non si parla mai del vero deficit e del vero debito, cioè quello privato? Non è una critica a te, beninteso, ma a Wray, che come Roubini, come tutti gli economisti "leftist" americani, temo abbia difficoltà a riconoscere che il problema è il debito privato, perché se lo facesse dovrebbe anche dire quand'è che il debito privato è esploso: sotto Clinton. E allora, da loro come da noi, la favoletta che esiste una destra cattiva (Bush, Berlusconi) e una sinistra buona (Obama, Bersy) si sgretolerebbe di fronte all'evidenza che destra e sinistra politiche lavorano fianco a fianco nella fabbrica delle bolle, perché sono entrambe colluse con chi da queste bolle trae immensi profitti.
Ma tutto questo Randall non lo sa.
Ecco: così se vuoi continuare a litigarci ora puoi schiacciarlo sotto le scarpe! Digli che lo saluta il Cavaliere Nero. A me non va di farlo perché ovviamente per farlo bene dovrei leggere una tonnellata di carte delle quali già so che non mi porteranno da nessuna parte. Accetto serenamente dimostrazioni del contrario.
Lasciando Wray per tornare se non a cose, almeno a persone più serie, cioè a noi, pur nella fatica, nella fretta, nella inevitabile superficialità di un incontro che mi vedeva impegnato in altro, e con la testa già altrove (le prove con Musica Perduta a Perugia), mi ha fatto un piacere immenso incontrare Alex, Emiliano, Xabax, e altri pochi occhi silenti di questo blog. E, naturalmente, mi ha fatto molto piacere rientrare a Roma con Ecodellarete, che ha avuto l'idea risolutiva per rovinarmi la carriera: intervistarmi in macchina. In quattro ore sai quante ne ho dette... La prima puntata qualcuno la conosce già:
e qui c'è la seconda:
Divertitevi. E se avete domande, se ne parla (questo è il link a Youtube).
Simone vuole sapere
com'è andata a Cesena. Se ne può parlare...
Intanto, la giornata era
iniziata bene. Al risveglio, a casa dell'amico che mi ospitava, avevo trovato
sulla porta del frigorifero questa perla di saggezza, appena offuscata dalla
penombra del mattino:
E con questo, la giornata era senz'altro
guadagnata.
Simone vuole sapere com'è andata a Cesena. Se ne può parlare...
Intanto, la giornata era iniziata bene. Al risveglio, a casa dell'amico che mi ospitava, avevo trovato sulla porta del frigorifero questa perla di saggezza, appena offuscata dalla penombra del mattino:
E con questo, la giornata era senz'altro guadagnata. Sai quante volte ci toccherà far ricorso a questo anonimo!
Poi il viaggio, molto snello.
Arrivo a Cesena, incontro Ecodellarete (ssd, che non vuol dire Settore Scientifico Disciplinare, ma Santo Subito Dopo), e com'è come non è ci rechiamo sul luogo.
A me già mi giravano a prescindere. La torsione del funicolo era in agguato. La sera prima mi avevano scritto per dirmi che avrei potuto parlare dieci minuti meno del previsto (20 invece di 30), e per dettarmi il contenuto del mio intervento (relazioni fra esportazioni e creazione di moneta). Sempre per la serie "i colleghi non sono jukebox". Poi c'è gente che pensa che io sia irascibile. Tutt'altro. Il barone di Charlus che è in me aveva prontamente represso il proprio scatto di ira così visceralmente Guermantes, lo sprezzante "j'ai vu tout de suite que vous n'aviez pas l'habitude", e con santa e cristiana rassegnazione si era messo (alle 5 di mattina) a riscrivere per la terza volta la presentazione. Sì, perché a questo punto mi correva l'obbligo di significare in venti minuti agli astanti quanto fosse semplicistico cercare in Molto Malcongegnate Teorie (MMT) la teriaca dei nostri mali economici, ma di farlo in modo che i poverini non si sentissero offesi. Perché si sa, l'intelligenza, quella sì, è asimmetrica, e non alla tedesca. Chi è in surplus purtroppo deve soccorrere chi è in deficit. E la vera beneficenza, si sa, è tanto più anonima, quanto più la Natura è stata matrignissima...
Del resto, anche se capisco che prima o poi toccherà far così anche a me, per sopravvivere, io detesto cordialmente i colleghi che vengono invitati a parlare di una cosa, e poi parlano di tutt'altro, semplicemente perché non gli andava di prepararsi. Quello che non mi piace negli altri mi piacerebbe ancor meno in me: e così mi sono preparato (mentre il debito di sonno cresceva...).
Naturalmente Eco troncava, sopiva... "Sai, l'inesperienza... Sai, la gente non sa, non si rende conto... Ma tu devi essere indulgente...". E io indulgente ero. Certo, mi rodeva un po' pensare che per venire a fare il mio discorso a persone che pensavano di avere già la verità in tasca (monetasovranamonetasovranammonetasovrana) avevo rinunciato alla soddisfazione di chiedere al prof. Baglioni, in un prestigioso studio televisivo, com'era quella storia che l'aggancio all'euro aveva portato alla convergenza nominale... come previsto dal prof. Giavazzi!
Per tutto il resto c'è Mastercard...
Così, arriviamo in un posto molto, ma molto colorato:
e, come il caso vuole, a mano a mano che io mi rilasso, Eco comincia a incazzarsi:
perché, come dire: per me la strada era tutta in discesa, mentre per lui si prospettava tutta in salita: niente luci, niente schermo, ecc. Difficile fare una ripresa...
Quello che ho detto, se vi interessa, è qui. Ci sono cose che sapete già, e un paio di cose che vengono dal mio ultimo lavoro. Magari ne parliamo in modo più disteso, del ciclo di Frenkel, delle euroillusioni ottiche, ecc., con calma, nei prossimi post. Intanto guardatevi il video:
magari aiutandovi con le slides. Dico un paio di lievi imprecisioni. Ad esempio, dico che il dibattito sul manifesto era stato dichiaratamente anti-euro, quando sapete che era stato dichiaratamente pro-euro. E chissà quante altre ne troverete anche voi. Ma spero che il senso sia chiaro, soprattutto per quanto riguarda la relazione fra moneta e crisi.
Va da sé che la domanda con la quale la presentazione termina non ha avuto risposta, perché non poteva averla. E non perché sia una domanda difficile. Ma perché la risposta è no. Il problema è molto semplice: posto che nella trama del film già visto due elementi essenziali sono la divergenza nei tassi di interesse e di inflazione, divergenza che è il motore del meccanismo cumulativo che conduce alla catastrofe finanziaria della periferia, ciò posto, c'è qualcosa nella Maldestra Meditazione Teorica (MMT) sulla moneta che mi garantisce che con una Bce che si conformi ai suoi divini precetti queste divergenze sarebbero livellate? Una Bce a monetasovranamonetasovranamonetasovranamonetasovranamonetasovrana riuscirebbe a far sì che l'inflazione in Lucania sia la stessa che in Turingia?
La risposta ovviamente è no, perché l'inflazione non dipende, se non indirettamente e in circostanze particolari, dalla gestione della moneta. Altrimenti, con una moneta unica qualsivoglia, sovrana o suddita, questo ognuno lo vede, avremmo avuto un'inflazione unica, e non staremmo nei problemi nei quali stiamo (alimentati dai differenziali di inflazione). Ma si sa, c'è voluta una teoria autoproclamatasi moderna per chiavare in testa agli anatroccoli l'equazione di Fisher, che poi, ricordiamocelo, è quel genio che nel marzo del 1930 non aveva ancora capito che il mondo era in crisi. Gli economisti post-Keynesiani hanno creato dei discepoli pre-Keynesiani (pre-curva di Phillips, ad esempio). Paradossi della storia economica possibili solo in un paese di schiavi nel quale, come diceva Flaiano, la realtà supera la fantasia. Certo, difficile ammettere: "quello che a noi sembra così importante non serve a una beneamata fava". Quindi, meglio glissare. Ma va bene così, io non sono polemico: sono etilista, e quindi, fatto il mio discorsetto, mi sono serenamente dedicato al trebbiano, in ottima compagnia. Qualcuno comunque credo abbia capito. L'unica Bce buona è quella morta. E la monetasovrana viene utile eventualmente dopo aver sepolto la Bce, cioè nell'ambito nazionale (e non è una cosa molto diversa da quella che praticavamo negli anni '70).
In altre parole, MMT no grazie per ora e per sempre. Sono molto grato a Sergio Cesaratto di volerci perder tempo, ma a me sembra che veramente non sia il caso di mettersi a discorrere con il guru della Mirabile Mistificazione Teorica (MMT), la cui visione è completamente distorta e anche, come dire, viziata da una certa mancanza di cultura economica. Perché, caro Sergio, il problema non è solo quello che tu evidenzi, e che ai lettori qui è ben chiaro da tempo, ovvero che, come tu limpidamente dici:
"full monetary sovereign, that is the power of a country to issue a non-convertible currency that is fully accepted for domestic and foreign payments, is not, with the possible exception of the US, a full prerogative of all countries and, therefore, the panacea MMT exponents envisage"
Questo è un modo molto giusto, ma anche molto parziale di vedere le cose, ed è un modo che, una volta di più, viola un principio fondamentale della vita (non dell'economia): non ci sono free lunch. Il problema è che nemmeno gli Stati Uniti possono fare del tutto come gli pare. Una foreign constraint ce l'hanno anche loro, ed è il banalissimo dilemma di Triffin, che chiunque si occupi diglobal imbalances conosce (lo ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia). Se uno stato assume (generalmente con la forza) il ruolo di fornitore dello strumento di liquidità internazionale, gode sì del potere di signoraggio (il privilegio esorbitante che tanto infastidiva i francesi), ma (ubi commoda ibi et incommoda) poi deve decidere se dimensionare l'offerta di moneta sulle esigenze proprie (e mandare il mondo in deflazione) o su quelle del mondo. Se prende quest'ultima decisione, allora si troverà in una posizione strutturalmente deficitaria, perché nella sua bilancia dei pagamenti a un'offerta netta di liquidità internazionale necessariamente corrisponderà una domanda netta di beni esteri, come ho ricordato (non spiegato, perché la cosa è banale), qui.
Del resto, perdonatemi, ma ce lo siamo detto, no? Lo sappiamo: se vuoi fare la banca, devi prima indebitarti (coi depositanti). Ecco: anche gli Stati Uniti sono strutturalmente in posizione debitoria netta per il fatto di essere la banca del mondo (nel senso circoscritto di istituzione che crea lo strumento di liquidità fiduciario sul quale si basa la circolazione internazionale delle merci e dei capitali, il dollaro, e anche in quello un po' più ampio di istituzione che fa raccolta a breve - TBill - e impieghi a lungo - Ide). Puoi vederla come l'ipotesi del saving glut di Bernanke: l'eccesso di risparmio mondiale si riversa negli Stati Uniti (cioè: chi ha eccedenze finanziarie nel resto del mondo le investe in titoli americani) perché il dollaro è liquido e privo di rischio paese. Un'altra cosa che tutti gli economisti internazionali conoscono, tranne alcuni americani moderni, viene da pensare, tant'è che Wray ne parla come fosse un'idea sua ("we can even view the current account deficit as resulting from a rest of world desire to accumulate net savings in the form of claims on the country"), quando invece è notoriamente un'idea espressa da Bernanke sei anni prima.Ovviamente a Wray, che si vuole di sinistra, dà fastidio ricordare che il suo paese assorbe i due terzi delle risorse finanziarie nette rese disponibili dal resto del mondo (risorse che potrebbero essere più utili in altre parti del globo, viene da pensare). Sono note le sue liti su questo punto con colleghi meno usacentrici. Ma il punto non è questo. Il punto è che se gli altri comprano la tua carta, possono farlo per tanti motivi, compreso che tu sei tanto fico e tanto sovrano, ma alla fine della fiera tu ti stai indebitando. E come nel caso degli Ide, il bicchiere puoi vederlo mezzo pieno, o anche tutto pieno, ma alla fine si rovescia. La posizione debitoria strutturale alla quale gli Stati Uniti sono condannati dal loro privilegio esorbitante li conduce, e ci conduce, a periodiche crisi finanziarie. Il Nixon shock e il Lehmann shock alla fine non hanno un'origine così diversa come potrebbe sembrare. Quello che ha condotto alla sospensione della convertibilità, o alla bolla dei subprime, alla fine è la stessa cosa: la posizione strutturalmente deficitaria assunta dagli Stati Uniti per i motivi evidenziati da Triffin nel 1960. La bolla dei subprime era gonfia di liquidità e, come in tutti i casi di crisi finanziaria che Roberto Frenkel elenca (e che io riporto nel pdf linkato sopra) la liquidità veniva in buona parte dall'estero. Non ci sarebbe stato tanto credito a buon mercato negli Stati Uniti se tanti risparmiatori in tutto il mondo non avessero convogliato le loro eccedenze finanziarie negli Stati Uniti. E se non ci fosse stato credito a buon mercato, non ci sarebbe stata la bolla immobiliare. Gli Stati Uniti non fanno come gli pare perchè hanno la monetasovranamonetasovrana. Gli Stati Uniti fanno come gli pare solo perché poi il conto lo paghiamo anche noi. ASAT (as simple as that). La morale della favola, quindi, è che la monetasovrana non è di per sé una panacea nemmeno per chiapparentemente se la può permettere.
Per inciso, vorrei anche ricordare che in tutti i casi di crisi finanziaria dei quali parla Roberto, e comunque in tutte le crisi dell'eurozona, i deficit gemelli non sono quello pubblico e quello estero, ma quello privato e quello estero. Quindi, comunque, in tutto il ragionamento che riporti, c'è qualcosa che non va: perché non si parla mai del vero deficit e del vero debito, cioè quello privato? Non è una critica a te, beninteso, ma a Wray, che come Roubini, come tutti gli economisti "leftist" americani, temo abbia difficoltà a riconoscere che il problema è il debito privato, perché se lo facesse dovrebbe anche dire quand'è che il debito privato è esploso: sotto Clinton. E allora, da loro come da noi, la favoletta che esiste una destra cattiva (Bush, Berlusconi) e una sinistra buona (Obama, Bersy) si sgretolerebbe di fronte all'evidenza che destra e sinistra politiche lavorano fianco a fianco nella fabbrica delle bolle, perché sono entrambe colluse con chi da queste bolle trae immensi profitti.
Ma tutto questo Randall non lo sa.
Ecco: così se vuoi continuare a litigarci ora puoi schiacciarlo sotto le scarpe! Digli che lo saluta il Cavaliere Nero. A me non va di farlo perché ovviamente per farlo bene dovrei leggere una tonnellata di carte delle quali già so che non mi porteranno da nessuna parte. Accetto serenamente dimostrazioni del contrario.
Lasciando Wray per tornare se non a cose, almeno a persone più serie, cioè a noi, pur nella fatica, nella fretta, nella inevitabile superficialità di un incontro che mi vedeva impegnato in altro, e con la testa già altrove (le prove con Musica Perduta a Perugia), mi ha fatto un piacere immenso incontrare Alex, Emiliano, Xabax, e altri pochi occhi silenti di questo blog. E, naturalmente, mi ha fatto molto piacere rientrare a Roma con Ecodellarete, che ha avuto l'idea risolutiva per rovinarmi la carriera: intervistarmi in macchina. In quattro ore sai quante ne ho dette... La prima puntata qualcuno la conosce già:
e qui c'è la seconda:
Divertitevi. E se avete domande, se ne parla (questo è il link a Youtube).
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La manovra odierna come il buon Draghi alla ECB e il dott. Bernanke alla FED sanno , non servira' a nulla nel medio periodo. E' il consueto gioco del bluffaree sparare le ultimissime cartucce rimaste. State certi, l'economia europea come quella usa non ripartiranno con le manovre delle banche centrali. Ripartiranno viceversa quando la middle class avra' lavoro e soldi da spendere, TUTTO IL RESTO , MEETING, INCONTRI BILATERALI, BANCHE CENTRALI NON SERVONO A NIENTE ........ purtroppo........