Basta aspettare poi il conto arriverà :quando ci sarà da nazionalizzare e
pagheremo sempre noi.
La mossa della Bce di iniettare circa 490
miliardi di euro di liquidità tramite le operazioni di rifinanziamento a lungo
termine (LTRO) ha stimolato l’iniziativa del settore bancario, intimorito della
capacità di sostenere le operazioni quotidiane di finanziamento . Il prestito
triennale all’1% ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel riportare a
livelli più
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Basta aspettare poi il conto arriverà :quando ci sarà da nazionalizzare e pagheremo sempre noi.
La mossa della Bce di iniettare circa 490 miliardi di euro di liquidità tramite le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) ha stimolato l’iniziativa del settore bancario, intimorito della capacità di sostenere le operazioni quotidiane di finanziamento . Il prestito triennale all’1% ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel riportare a livelli più
contenuti i rendimenti sui titoli di Stato europei: le banche infatti hanno mostrato l’intenzione di utilizzare questi fondi per finanziarie le imprese e stimolare la crescita dell’economia europea.
Sembra infatti che alcune banche possano performare meglio di altre, sotto pressione da parte dei rispettivi governi. I policy makers europei, nel tentativo di alleggerire in particolare la pressione sui rendimenti dei titoli italiani ,i cui decennali si trovavano stabilmente sopra il 7%, hanno incoraggiato le banche, già super-esposte sul debito sovrano europeo, a mettere in portafoglio ancora altri titoli operando il cosiddetto carry-trade.
Il presidente francese Sarkozy è stato il maggior sostenitore di questa iniziativa: le banche prendono in prestito dalla Bce denaro all’1% e lo impiegano per acquistare titoli a breve scadenza con rendimenti oltre il 4% intascando la differenza. Nonostante l’idea sembri buona in termini di guadagni realizzabili – soprattutto considerando la tossicità dei titoli governativi europei e i timori riguardanti la solvibilità - molte banche (e in particolare quelle britanniche) stanno comunque riducendo la loro esposizione ai titoli governativi europei. A ben guardare infatti, si corre il rischio
di esacerbare il problema rendendo più probabili fallimenti bancari in quanto gli istituti avranno caricato il bilancio di ulteriore carta senza valore, specialmente se – come sembra probabile – un default greco comporterà ulteriore instabilità oltre che un aumento dei costi di finanziamento e il contagio al Portogallo. Nonostante l’azione della Bce nel favorire una riduzione dei rendimenti, al momento infatti il timore principale è rappresentato dalla Grecia. Nell’eventualità che una ristrutturazione volontaria non sia praticabile, i leader politici greci hanno dichiarato che
adotterebbero misure coercitive (Collective Action Clauses retroattive). Poiché i titoli in questione sono regolati da leggi greche e non inglesi, il Parlamento ellenico potrebbe modificarne termini e condizioni per forzare una ristrutturazione e un haircut, qualora la maggioranza dei bondholder aderisse. Questo tipo di azione costituirebbe un default involontario e come tale innescherebbe la tutela assicurativa implicita nei CDS. Ciò comporterebbe un coinvolgimento nella discussione anche della Bce, che detiene titoli di Atene per un controvalore di circa 40 miliardi di dollari alla stessa stregua di altri bondholder e si tramuterebbe in egual misura in una sforbiciata sul valore nominale di tali bond.
Questa situazione avrebbe come conseguenza di gettare nel dubbio ogni nuovo pacchetto di aiuti
destinato alla Grecia così come la capacità dello Stato ellenico di finanziare il rimborso della
prossima tranche di debito da 14 miliardi di euro in scadenza il 20 marzo.
La crisi in corso sembra destinata a durare ancora a lungo e nonstante l’ottima partenza dei
mercati azionari tutto lascia intuire che i problemi in Europa continueranno a rimestare i mercati
ancora per un certo periodo di tempo.
Originariamente inviato da lella85
Con i soldi ricevuti le banche contraccambiano comprando titoli spazzatura e azioni. Resta solo da vedere chi alla fine dovrà pagare il conto. Ma è cambiato qualcosa nella vita reale dopo il regalo di Draghi del 21 gennaio?