ARTE & MERCATO:
SI CHIUDE UN ANNO FENOMENALE

20 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il re è ancora Pablo Picasso. L’imperatore ha vestito i panni di Gustav Klimt. Ma la vera stella sul mercato 2007 dell’arte ha la figura di un signore biondo e sorridente. Un semplice decoratore olandese emigrato nel 1926 negli Stati Uniti, ma divenuto cittadino americano solo nel 1962. E morto il 19 marzo 1997 nella sua luminosa casa newyorchese. Willem de Kooning, maestro dell’espressionismo astratto americano, è il vero sovrano illuminato di questa incredibile stagione mondiale nel settore delle vendite d’arte. Il rombo dei motori non si è ancora spento per le feste di fine anno. Ma chi sa far di conto conosce già quello che è successo.

Ai primi di dicembre i risultati ufficiali in Sotheby’s parlavano di un incremento del 33% sul 2005. Una percentuale ingente, considerato il totale dell’anno scorso pari a 2,7 miliardi di dollari. Al 9 dicembre l’incasso era intorno ai 3,6 miliardi. Con diverse vendite in calendario.
Da Christie’s l’annata ha prodotto analoghi risultati e una cascata senza precedenti di vendite milionarie. Secondo nostre informazioni, da gennaio a dicembre la società controllata dal finanziere Francois Pinault avrebbe registrato 465 aggiudicazioni superiori al milione di dollari, per un totale di 1,8 miliardi. Ciascuna di queste opere, in media, ha fruttato 4 milioni.

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Il top-price dell’anno viene però da Sotheby’s e incorona Picasso. Il 3 maggio scorso, ovviamente a New York, il grande olio «Dora Maar au chat» è stato battuto a 95.216.000 dollari. Il secondo classificato è un capolavoro di Klimt (un «Ritratto di Adele Bloch-Bauer» del 1912) aggiudicato da Christie’s l’8 novembre scorso per 87.936.000 dollari. Nella stessa vendita sono stati venduti altre tre opere di questo autore. Un olio del 1903 («Birch Forest») a 40,3 milioni. Uno del 1912 («Apple Tree I») a oltre 33 milioni. E un terzo del 1916 («Houses at Unterach on the Attersee») a circa 31,4 milioni.

Il terzo posto appartiene al mitico Vincent Van Gogh, antesignano dei prezzi record. Sempre da Christie’s «L’Arlesienne, Madame Ginoux» dipinto nel 1890 ha realizzato, in un’asta del 2 maggio, 40.336.000 dollari. Allo stesso prezzo, ma a novembre, è andato venduto un Paul Gauguin del 1891. Mentre in Sotheby’s un olio del 1895 di Paul Cézanne ha sfiorato i 37 milioni. Una vera sorpresa è stata l’aggiudicazione a 38.096.000 dollari di un Ernst Ludwig Kirchner, 1913-1914, che era presentato a una stima di 18 milioni.

Ma il vero colpo di frusta nelle quotazioni di quest’anno viene da de Kooning. Decimo nella classifica Christie’s e quindicesimo prezzo assoluto dell’anno. A novembre «Untitled XXV» un grande olio del 1977 è stato venduto a 27.120.000 dollari. Massimo prezzo nella storia delle vendite all’asta per un’opera d’arte realizzata dopo il 1945. Nella stessa vendita un «Mao» di Andy Warhol del 1972 ha toccato il nuovo record per l’autore fermandosi a 17.376.000 dollari. Sull’onda del vertice toccato dal magico de Kooning l’arte informale ha colpito duro. Una tela di Clyfford Still («1947-R-No») stimata 5 milioni è stata aggiudicata a 21,2. Persino un’opera su carta, di de Kooning, valutata 3 milioni ha sfiorato i 10. Uno stupendo Richard Diebenkorn («Berkeley 53») è partito da 2 per arrivare a 6.176.000 dollari.

Il messaggio dai record internazionali sembra abbastanza chiaro. Dopo il sorpasso degli impressionisti da parte dei moderni del primo Novecento, ora si estende l’ombra lunga della contemporaneità. Con in testa un movimento, come quello dell’actiong painting e dell’espressionismo astratto, che ancora pochi in Italia amano e conoscono bene.

Da noi il prezzo record dell’anno arriva da un ciclo del Tiepolo battuto da Sotheby’s per 5,9 milioni di euro. Mentre sul contemporaneo, a livello di critica e di mercato, siamo ancora all’età della pietra. Con critici, mercanti, artisti e politici che litigano tra loro. E i musei che latitano. Così capita che di fronte a un capolavoro astratto qualcuno, da noi, abbia il coraggio di arricciare il naso. Ma in fondo, come scriveva de Kooning, «la carne è il motivo per cui è stata inventata la pittura a olio». Chi lo ha capito per tempo, oltre a godersi quadri stupefacenti, ha sulle pareti di casa un portafoglio supermilionario. Grazie alla parte internazionale e coltissima del mercato che sta letteralmente impazzendo per i maestri informali americani.

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