APPLE: IN ARRIVO LEOPARD

26 ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

La versione 10.5 del sistema operativo di Apple non è figlia della casa di Cupertino. È infatti, così come le versioni precedenti, nata in origine al di fuori di Apple. Ovvero, nei laboratori di NeXT, la società fondata da Steve Jobs nel 1987 dopo che il co-fondatore dell’azienda era stato allontanato dalla Apple.

Il motivo di questa scelta è legato ad un passaggio importante della storia recente di Apple e della industria informatica nel suo complesso. Alla fine degli anni Novanta Apple stava subendo la pressione tecnologica ed economica di Microsoft, che aveva rinnovato completamente la sua linea di sistemi operativi introducendo le tecnologie alla base di Windows NT, poi diventato Windows 2000 e quindi Xp. Il “vecchio” System 7 di Apple (aggiornato poi fino alla versione 9) era diventato obsoleto nella gestione delle applicazioni e sentiva anche la concorrenza montante di Linux che, intorno al 1996, pareva essere destinato a diventare l’unico antagonista di Windows. Fu proprio per acquistare una tecnologia di nuova concezione alla base del suo sistema operativo che Apple, in forte crisi finanziaria e incapace di realizzare internamente la ricerca sufficiente a produrre un nuovo sistema operativo, si mise alla ricerca di una alternativa sul mercato.

I due concorrenti per l’acquisizione da parte di Apple erano BeOs realizzato da Jean Louis Gassée, un ex manager della stessa Apple, e NeXTStep dell’azienda NeXT fondata da Steve Jobs. Le eccessive richieste economiche di Gassée portarono Apple a decidere nel 1997 di acquistare NeXT per una somma comunque rilevante: quasi mezzo miliardo di dollari. Il risultato, oltre al rientro in azienda di Steve Jobs (che in breve tempo ne riprese il controllo diventando Ceo), fu la base per il nuovo sistema operativo.

NeXTStep (poi diventato OpenStep e quindi trasformato in MacOs X) è basato su un “cuore” mutuato da Unix nella variante Open Source realizzata per l’Università di Berkeley chiamata BSD. Solo nel 2007 Apple ha ottenuto l’autorizzazione a definire MacOs X un “sistema operativo Unix” a pieno titolo.
A differenza di Linux, con il quale peraltro condivide come Unix l’impostazione logica generale, il sistema operativo di Apple ha a disposizione una tecnologia “micro-kernel” Xnu sviluppata dalla università Carnegie Mellon e successivamente acquistata da Apple. Il “cuore” BSD di MacOs X è tuttora Open Source, con il nome di Darwin. Al progetto collaborano oltre ai volontari di tutto il mondo anche gli stessi ingegneri di Apple. Ma l’interfaccia del sistema operativo e le sue principali tecnologie di base (per la gestione delle immagini, del video, delle basi di dati etc) sono sviluppate in maniera proprietaria da Apple.

Il sistema operativo era nato all’origine per poter essere utilizzato con processori diversi: fatto questo che ha consentito due anni fa ad Apple di “passare a Intel” abbandonando l’architettura Risc svillppata insieme a Ibm e Motorola che aveva dato alla luce cinque generazioni di processori, tra i quali i G4 e G5 ancora compatibili con Leopard.

Il cuore delle tecnologie dell’ultima edizione del sistema operativo di Apple viene utilizzato anche per gli iPhone e i nuovi iPod Touch di Apple e per i sistemi operativi per server prodotti dall’azienda. In questo, Apple ha operato una intelligente politica di semplificazione, riducendo ad uno solo il blocco di tecnologie da sviluppare nel tempo con costi inferiori. Inoltre, ogni classe di apparecchi (server, personal computer e apparecchi multimediali comprese le basi Wi-Fi Airport Extreme e Apple Tv) utilizza un’unica edizione del sistema operativo. Microsoft, ad esempio, offre sette differenti edizioni di Windows Vista e cinque di Windows Mobile, senza contare i differenti tipi di sistema operativo per i server.

La versione 10.5 Leopard di MacOs X è anche la prima a fare uso di nuove tecnologie nate in ambiente server, come ad esempio la compatibilità con il filesystem di Sun Microsystems, Zfs.

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