Analista: “Troppo compiacimento sui mercati, pronti per un cambio di rotta”

13 febbraio 2018, di Mariangela Tessa

Dopo le turbolenze della scorsa settimana, sui mercati sembra essere tornato il sereno. Attenzione però. Se è vero che è difficile prevedere se nel 2018  continuerà il regime di mercato a cui abbiamo assistito nel 2017, gli investitori  –  sottolinea James Clunie, Head of Strategy, Absolute Return di Jupiter Asset Management – devono comunque prestare attenzione all’eccessivo compiacimento.

“Dal mercato sono arrivati alcuni segnali interessanti nel corso degli ultimi mesi. E sarebbe quanto meno imprudente essere troppo compiacenti riguardo a ciò che potrebbe accadere in futuro, scrive l’esperto in una nota, aggiungendo che “ad esempio, i Turbolence Indices di State Street si attestano adesso a livelli eccezionalmente elevati. Ciò suggerisce che i movimenti tra gli asset agiscono in modo diversi rispetto ai modelli storici di comportamento. L’evidenza suggerisce che periodi di turbolenza eccessiva spesso coincidono con “un’eccessiva avversione al rischio, illiquidità e una svalutazione degli asset rischiosi”. Pertanto, quando questo indicatore ha un valore elevato, è ragionevole che gli investitori considerino di assumere meno rischi”.

Un’altra dinamica che Clunie mette in evidenza è la differenza di valore tra titoli “growth” e “value”.

“Di recente, le azioni growth sono state il motore principale della performance del mercato, mentre le azioni value sono scese. Abbiamo riscontrato nuovi segnali di un’inversione di tendenza che potrebbero essere importanti, dato che una rotazione di mercato dal growth al value è qualcosa a cui si assiste nelle fasi che precedono le crisi finanziarie (ad esempio, nelle ultime fasi della bolla delle dotcom, quando le azioni delle società tecnologiche erano prezzate a livelli elevati)”.

Ma non finisce qui.

Ci sono altri indizi che fanno pensare a possibili rischi sui mercati: il fervore speculativo che circonda il Bitcoin, per esempio, o i recenti eccessi nel mercato dell’arte, dove un dipinto è stato venduto a 450 milioni di dollari e potrebbe non essere opera di Leonardo da Vinci.

Tuttavia, ciò che è peculiare in questa fase finale del ciclo economico è che questa “avidità” è stata un elemento chiave di un personaggio creato da anni di liquidità da parte delle banche centrali: la necessità. .

Con la Federal Reserve statunitense e le banche centrali nel Regno Unito e in Europa che cominciano a revocare il loro sostegno dopo anni di quantitative easing e bassi tassi d’interesse, sembra che sia solo questione di tempo prima che alcune di queste fragilità vengano a galla.

In questo contesto, suggerisce l’esperto:

“la nostra strategia è quella di “appoggiarci” alle tendenze prevalenti sui mercati, assumendo posizioni modeste e agendo in modo incrementale, invece che deciso, sulla base di nuove informazioni e storie sulle azioni”.

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