ALTRI CONTI BANCARI

22 dicembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il mondo bancario entra nel nuovo
anno con molte incognite. L’istituto dal futuro
più incerto è la Banca nazionale del lavoro.
Il mercato sembra convincersi ogni
giorno di più che la nuova Banca d’Italia
stopperà l’operazione. A quel punto Unipol
si troverebbe a dovere cedere la quota eccedente
il 30 per cento di Bnl e, di fatto, sarebbe
indotta a vendere tutto. Rimane da capire
a chi.

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Gli spagnoli del Banco di Bilbao rimangono
alla finestra, ma non mancano soluzioni
paracadute, la prima è Monte dei Paschi
(al momento sembra interessata alla Popolare
di Spoleto). A Siena c’è la divisione
tra i Ds locali che controllano la banca attraverso
la Fondazione e la segreteria nazionale
del partito, e non si capisce quale moral
suasion potrebbe riuscire laddove hanno fallito
le capacità di convincimento di Massimo
D’Alema. Dunque su Bnl potrebbe intervenire
– extrema ratio – Capitalia.
La banca guidata da Matteo Arpe, nel
2006, dovrà cercare di disinnescare, grazie
anche all’apporto dei nuovi soci sindacati come
Merloni e Fininvest, la potenziale uscita
di AbnAmro dal patto, attualmente improbabile.

La decisione degli olandesi maturerà
nei primi mesi del 2006
dopo la chiusura della
partita per il dissequestro
delle azioni Antonveneta,
nelle mani della ex Lodi e
dei concertisti, attesa nei prossimi giorni.
Lo sblocco delle azioni Antonveneta sarà
cruciale per la Popolare italiana. L’incasso,
al netto delle plusvalenze che verranno
incamerate dalla procura di
Milano come oggetto del reato, darà
una boccata d’ossigeno ai conti dell’istituto
lodigiano, che potrà così
affrontare con maggiore serenità
la minus-valenza conseguente
alla quota di Rcs di Stefano
Ricucci, che detiene in pegno.

La Popolare italiana, una
volta terminata l’opera di risanemento del
direttore generale Divo Gronchi, sarà il fulcro
della prossima ondata di aggregazioni
bancarie. Il progetto più suggestivo è quello
che vorrebbe un’integrazione fra la ex
Lodi, la Popolare Vicenza (da cui arriva
Gronchi) e la Popolare di Intra, altra banca
del Nord che attraversa un momento di difficoltà.
Ma sulla ex Lodi hanno dossier interessanti
anche la Popolare di Milano e la
Popolare Verona e Novara, solo per citare
gli istituti potenzialmente interessati all’intera
banca.

In caso di spezzatino
potrebbero entrare in gioco anche istituti più
piccoli come il Credito emiliano e la Popolare
Emilia Romagna. E c’è chi fa notare come
vi sarebbe una forte compatibilità fra il posizionamento
territoriale della Bpi e quello
di Capitalia.
Capitalia e Unicredito saranno impegnate
anche sul fronte Mediobanca e Generali. Dovranno,
come pianificato da tempo, ridurre
la propria partecipazione nella banca d’affari
(attualmente hanno intorno all’8 per cento,
devono scendere entrambe al 6, anche se a
questi prezzi trovare un acquirente è quasi
impossibile); dovranno anche fronteggiare la
scadenza del mandato del presidente Gabriele
Galateri di Genola. E’ prematuro fare
ipotesi sulla decisione che verrà presa, ma
sembra difficile trovare un’altra persona in
grado, al contempo, di tenere a bada le mire
espansioniste degli azionisti e di temperare
i caratteri e le forti personalità dei diarchi,
Alberto Nagel e Renato Pagliaro (in rigoroso
ordine alfabetico).

Sul fronte Generali,
cercheranno di essere determinanti sul futuro
della compagnia su cui insistono i principali
movimenti di riassetto del sistema
economico finanziario italiano, a partire dagli
interessi di Fininvest. Nella vicenda Generali,
giocherà un ruolo anche il nuovo governatore
della Banca d’Italia, perché il
fondo pensioni della Banca centrale è azionista
con una quota di quasi il 5 per cento.
Unicredito sarà tagliata fuori dai giochi interni,
presa com’è dalla digestione dell’operazione
Hvb, che la porterà, entro il primo
trimestre del prossimo anno, a lanciare un
Opa sulla controllata polacca Bph. Banca Intesa,
il cui patto di sindacato sarà rafforzato
dall’ingresso di Romain Zaleski (sodale del
presidente Giovanni Bazoli in Mittel), continuerà
a guardare ai paesi dell’Est, pare anche
in Ucraina. Corrado Passera sta comunque
studiando le mosse necessarie a non
perdere eccessivamente terreno nei confronti
degli eterni rivali di Unicredito.

SanPaolo, in attesa di un possibile ulteriore
rafforzamento di Ifil e di risolvere la
vertenza relativa alla CariFirenze, guarda
all’estero e fra le banche italiane sembra
quella a maggior rischio di take over da parte
di un istituto straniero. Il candidato principale
ovviamente è il Santander Central
Hispano che è azionista con il 7 per cento
del capitale e che più volte ha manifestato
l’intenzione di voler salire.
Sembra invece molto meno probabile
che Credit Agricole, primo azionista di Banca
Intesa con il 15 per cento del capitale,
possa manifestare intenzioni aggressive nei
confronti dell’istituto guidato da Giovanni
Bazoli, visto anche che ha appena rinnovato
il patto di sindacato e che i suoi appetiti
sono stati (temporaneamente) saziati dall’acquisto
di Nextra.

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