Allerta dollaro in corso!

30 agosto 2017, di Francesco Melillo

Il cambio euro – dollaro da inizio anno ha subito un’impennata spaventosa, quasi il 20% l’apprezzamento della valuta unica europea!

Perché?

Le cause sono molteplici, facciamo ordine:

– forza dell’economia europea;

– economia USA non in splendida forma, seppur rialzista;

– sfiducia verso le azioni di Trump;

– rischio sforamento del tetto del debito USA;

– poca sicurezza mostrata dalla FED nei rialzi del costo del denaro (soprattutto negli ultimi due mesi) che avrebbe dovuto sortire l’effetto opposto all’indebolimento del dollaro;

– valori dell’import/export UE/USA;

– etc…

Altri mover apparentemente non collegabili:

– tensioni geopolitiche in Asia;

– tensioni interne al partito Repubblicano di Trump.

Osservando durante il corso dell’anno il generale indebolimento del dollaro nei confronti non solo dell’euro, ma di tutte le principali valute, si osserva la trendline ribassista del dollaro che prevale su ogni notizia in grado di influenzare questi cambi, quindi si tratta di un fenomeno strutturale e non occasionale.

In particolare, in occasione dei momenti di tensione come quello del missile nordcoreano, l’effetto solito dei mercati è quello di fuggire dagli asset rischiosi come le azioni (evento che si è verificato) e rifugiarsi in asset sicuri come oro, yen, bund tedeschi e dollaro. Di questi 4 asset sicuri elencati si sono verificati solo i primi tre, per il quarto, ovvero il dollaro, questo fenomeno non si è verificato, con conseguenze a cascata su altri asset influenzati (e.g. petrolio e materie prime). Perchè?

Non è facile rispondere, ma uno dei principali motivi è l’economia USA e le sue prospettive. Di conseguenza i primi indagati sono:

– le disattese promesse di Trump;

– la fiducia sulla reale tenuta dell’economia USA;

– la difficile gestione dei rapporti con Cina e Russia da parte degli USA che vedono la loro leadership in discussione. Nel momento in cui si concretizzassero allineamenti totali tra queste due superpotenze asiatiche unitamente alle armi nordcoreane (difese a spada tratta da Cina e Russia in sede ONU, uniche ad avere forti rapporti commerciali, indice di un possibile accordo Cina, Russia, Nord-Corea), potrebbero sovvertire l’ordine economico mondiale;

– la perdita di credibilità della FED.

Pertanto, è difficile in questo momento accusare Draghi, anzi, la sua politica monetaria mai come in questo momento consente alle imprese europee di non vedersi ulteriormente svalutare i loro export a causa di un cambio sfavorevole.
Attenzione però! Le cause su elencate, se si concretizzassero (evento estremo la cui probabilità al momento è bassa, oggi il PIL USA è andato al 3% rasserenando i mercati, con il cambio che ha visto rafforzarsi il dollaro), sarebbero il preludio di una nuova recessione, la cui portata potrebbe essere paragonabile a quella iniziata nel 2007. L’aggravante sarebbero le armi a disposizione delle Banche Centrali di tutto il mondo sono state quasi tutte impiegate, il debito mondiale pubblico e privato è salito su livelli stellari e quindi un simile scenario richiederebbe ulteriori armi non convenzionali per essere neutralizzato.

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