Allarme Unimpresa: povertà e disoccupazione “preoccupanti”

28 gennaio 2018, di Francesco Puppato

Arriva da Unimpresa l’allarme sulla situazione italiana. L’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese operanti nei diversi settori dell’attività primaria, secondaria e terziaria, ha infatti portato alla luce dei dati assolutamente sconfortanti che fotografano una situazione alquanto grave e problematica per l’Italia.

Dopo la recente dichiarazione del Die Welt, autorevole quotidiano tedesco, che ha intitolato un articolo “Se i greci lasciano indietro gli italiani“, la critica arriva amnche da fonti nazionali.

Unimpresa ha infatti dichiarato che in Italia è aumentato l’area di disagio sociale: ad oggi sarebbero circa 9.300.000 i cittadini che non riescono ad arrivare a fine mese, rientrando quindi nella soglia di povertà.

Dal 2016 al 2017 l’aumento delle persone che sono entrate nella soglia di povertà sono aumentate di 128.000.

Il numero dei disoccupati risulta in calo di 69.000 unità, ma il problema si sostanzia nella tipologia del contratto di lavoro e della retribuzione ad esso correlata. I lavoratori a tempo determinato sono infatti aumentati, sempre nel periodo di tempo dal 2016 al 2017, di 197.000 persone; ognuna di queste è caratterizzata da scarsa sicurezza della posizione e del reddito.

Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa, dice che le aziende italiane hanno bisogno di risorse ed incentivi per crescere e svilupparsi, creando quindi i presupposti per creare nuova occupazione stabile. Ci vogliono più interventi strutturali e meno aiuti una tantum: è sbagliato insistere con forme di sussidio come il reddito di cittadinanza, ovvero strumenti che alimentano l’assistenzialismo e disincentivano di fatto la crescita economica”.

In buona sostanza, non è creando tre posti di lavoro da 400 euro al mese l’uno al posto di uno da 1.200 euro mensili che si crea occupazione, specie se le posizioni sono pure non stabili ma destinate a finire con la fine degli incentivi alle assunzioni.

La situaizone diventa quindi un cane che si morde la coda: non si riesce a creare occupazione stabile a livello temporale nè dignitosa a livello economico senza investimenti strutturali, di contro effettuare investimenti strutturali in un regime di austerity e con sempre maggiori tagli all’ordine del giorno diventa alquanto difficile. La risultante è una lenta agonia nella quale si riesce a dare solo qualche boccata d’ossigeno, non sufficiente ed orientata solo al breve periodo.

La necessità, evidentemente, è quella di mettere in discussione l’intero sistema economico.

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