Algebris: inflazione rischia di diventare “incubo Bce”

25 gennaio 2017, di Alberto Battaglia

Lunedì la Bundesbank, la banca centrale della Germania, ha annunciato che l’inflazione tedesca si avvia verso la fatidica asticella del 2% per il mese di gennaio, dopo quattro anni che tale target viene mancato. Potrebbe suonare come una buona notizia, visto il mandato della Bce sul livello ideale dei prezzi è vicino (ma al di sotto) tale soglia. Il problema, però, è che le dinamiche dei prezzi, nei vari Paesi dell’Eurozona sono le più diverse. Si pensi solo al fatto che l’inflazione italiana nel corso del 2016, come ha recentemente comunicato l’Istat, è stata negativa per la prima volta da 57 anni. Questo genere di divergenze, ha notato Alberto Gallo, head of macro strategies presso il fondo Algebris di Davide Serra, saranno un bel dilemma per le future mosse di politica monetaria della Bce. Mentre alcuni Paesi come l’influente Germania spingeranno verso la riduzione degli stimoli per evitare pressioni inflazionistiche, altri come l’Italia chiederanno la loro estensione nel tempo. Fra le conseguenze di tassi d’inflazione diversi fra diversi Paesi dell’Area euro c’è anche da tenere in mente che, laddove i prezzi crescono più in fretta, si verifica una perdita di competitività esterna verso le economie ove crescono più lentamente. C’è quindi da aspettarsi che la Germania, nei prossimi mesi, farà sentire la propria voce in merito: “la Germania metterà il freno alla Bce”, ha dichiarato Gallo, intervistato da Bloomberg.

“La Bce ha sognato l’inflazione. Ora l’inflazione diventerà il suo incubo”, ha aggiunto.

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